L’elettronica ravennate ha un nuovo nome: Edna Frau

C’è una nuova realtà nel panorama musicale ravennate: si chiama Edna Frau, e pubblicherà l’album di debutto “My ego is bigger than yours” il 25 giugno. Al timone del quartetto due volti noti: il chitarrista Andrea Fioravanti, già con Postvorta e altre band, soprattutto in ambito metal, e il cantante Vins, già con i gruppi britpop Buattitime e The Doormen. Il suono degli Edna Frau è molto elettronico e dark, con riferimenti, oltre che nel metal, nei gruppi inglesi new wave e industrial degli anni Ottanta.

Fioravanti, cominciamo dal nome: chi è Edna Frau?

«Non è nessuno in particolare; è il titolo di una canzone non ufficiale di Jeff Buckley, mai incisa e reperibile solo in alcuni live, ma non importa. L’abbiamo scelto solo perché ci piaceva il suono, nient’altro».

Allora passiamo alla nascita di questo progetto.

«Quando, durante il lockdown, come tutti avevo molto tempo da occupare, ho composto cose diverse dalla musica pesante ed estrema che suono con i Postvorta, e lavorandoci insieme a Vins abbiamo pensato che potessero avere uno sbocco diverso».

Certo anche il suono degli Edna Frau non sarà «pesante ed estremo», ma non è certo pop.

«Me lo dicono in tanti, ma a me non sembra: io lo considero addirittura adatto all’estate! Penso che risulti un po’ ostico a causa del fatto che ho usato la stessa strumentazione che uso con i Postvorta, perché non mi andava di cambiare le accordature, ma di base è melodia. Consideriamo che con l’altra band faccio post-metal, composto di lunghe suite, anche di venti minuti, dall’impianto psichedelico, con chitarre distorte e voce “growl” (timbro cupo e gutturale, ndr)».

Torniamo agli Edna Frau: nominalmente un quartetto, ma in realtà un duo.

«Di fatto sì, in cui io mi occupo dei suoni, usando la chitarra che è il mio strumento, il basso e i computer, che sono la mia passione, mentre Vins si occupa della parte vocale. Una grande mano in studio ce l’hanno data Riccardo Pasini con la programmazione e, soprattutto, il batterista ravennate Fabio Alessandrini, che però sarà difficile avere con noi in futuro, perché è membro dei canadesi Annihilator, una della band metal più importanti al mondo, e ha potuto lavorare con noi solo a causa del lockdown che l’ha bloccato a casa. La sua batteria acustica accoppiata a quella elettronica è uno dei tratti distintivi del nostro suono».

Un suono molto complesso e “lavorato” elettronicamente, voce compresa: come sarà possibile riprodurlo dal vivo?

«Con tantissime basi (ride, ndr). Devo dire però che né Vins né io abbiamo molta voglia di fare dei live. Io sono dell’idea che un bel disco resta nel tempo, mentre un live è troppo estemporaneo. Forse faremo un release party, ma probabilmente sarà online, in streaming».

In questo senso siete controcorrente, perché tutti i musicisti, e anche il pubblico, non ne possono più degli eventi in streaming, e non vedono l’ora di poter tornare a suonare dal vivo.

«A me è piaciuto molto tutto quel che è successo in streaming nell’ultimo anno e mezzo; credo che il pubblico e gli artisti italiani siano stufi, ma non è così all’estero, dove sono molto più aperti a forme diverse di fruizione della musica. Ad esempio, i matinée, cioè i concerti alle cinque del pomeriggio della domenica, in tutto il mondo sono frequenti e affollati, mentre in Italia quasi non esistono».

Oltre ai testi, anche i vostri social media, e in generale il materiale promozionale, sono completamente in inglese: significa che mirate soprattutto al mercato estero?

«Ci piace pensare di sì, anche se al momento stiamo ricevendo molta attenzione dall’Italia. La maggior parte delle cose che ascoltiamo e ci piacciono sono straniere, quindi è naturale guardare a quell’ambito».

Il primo singolo “Wet plush” è disponibile da diverse settimane, mentre il secondo “Day one”, con relativo video, è uscito da pochi giorni. Info sulla pagina Facebook della band.

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