L’Ausa di Rimini nel mondo dell’arte

Il torrente Ausa nasce a 400 metri sul livello del mare dai calanchi collinari della Repubblica di San Marino in località Ventoso nel Castello di Borgo Maggiore sviluppandosi per circa 17 km prima di raggiungere Rimini e sfociare in mare. Il percorso è evidenziato nell’illustrazione xilografica pubblicata nel 1887 dal parigino Charles Yriarte, celebre per i suoi libri di viaggio, in “Les Bords de l’Adriatique” dell’editore Louis Hachette di Parigi. Il letto del torrente è intuibile dalla vegetazione che costeggia la cinta muraria fino al ponte di accesso alla città dalla via Flaminia.

Quest’ultimo già messo in bella evidenza nell’incisione di Bernardino Rosaspina (Bologna 1797 – 1882) pubblicata a Bologna fra il 1831 e il ’36 come parte della serie di 33 acqueforti, intitolata “Vedute di Romagna”. Idreno Piergentili (Rimini 1914-2009) disegnatore, caricaturista e grafico pubblicitario del quale sono poche le notizie biografiche, realizza nel 1982 una serie di cartoline “Rimini…di altri tempi” promosse da Umberto Bartolani, con immagini pittoresche di Rimini riprese da foto d’epoca. Tra queste le lavandaie in prossimità del ponte sull’Ausa che unisce il Borgo San Giovanni alla città. Fra il 1925 e il 1938 il tratto pre-cittadino dell’Ausa viene deviato e fatto confluire nel Marecchia mentre una parte del percorso storico prosegue seguendo le mura medievali della città verso l’area dell’Arco di Augusto fino al mare.

Edoardo Pazzini (Verucchio 1897- Rimini 1967) alla fine degli anni ’30 mette da parte gli amati pastelli e riprede ad impiegare la pittura ad olio con un uso del colore estremamente misurato, sottile quasi trasparente. Un esempio emblematico è il luminoso e delicatissimo “Riflessi sull’Ausa” eseguito da Pazzini in quegli anni a proposito del quale scrive con grande competenza Michela Cesarini, curatrice della mostra dedicata all’artista nel 2005 a Rimini, nella presentazione del catalogo edito da Pazzini di Villa Verucchio.

Lasciata la città il torrente procede verso il mare andando a dividere la spiaggia: quella organizzata dello stabilimento balneare a nord e quella libera e abbandonata a sud. Per soddisfare le richieste dei bagnanti, negli anni Venti viene installato un piccolo ponte per superare il canale. Una testimonianza autorevole è il pastello del 1927 che Max Beckmann (Lipsia 1884 – New York 1950) esegue durante il suo soggiorno di due settimane al Grand Hotel di Rimini. L’artista, uno dei principali esponenti dell’espressionismo europeo, riprende il ponticello pedonabile gettato sulla foce del torrente Ausa con le piccole figure che si stagliano nelle luce attenuata, specchiandosi nell’acqua. La scena, quieta e silenziosa, acquista una profondità straordinaria grazie al geniale artificio della curvatura dell’orizzonte.

Il pastello, presentato nel 1929 alla galleria Flechtheim a Berlino sopravvive al sequestro da parte del Reich nel 1937 come “arte degenerata”. Recuperato, nel 2016 viene esposto nella mostra dedicata al dialogo fra due capolavori dello Städel Museum di Francoforte: “Rimini” di Max Beckmann e “Taraval Beach II” dello statunitense Richard Serra.

Responsabile di esondazioni importanti e maleodorante durante la siccità estiva, nel 1963 l’Ausa viene tombinato fino alla foce. Armido Della Bartola (San Mauro Pascoli 1919 – Rimini 2011), grande pittore di marine, immortala lo scenario solitario dell’ultima porzione del corso d’acqua prima che si immetta in mare.

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