L’attrice romagnola Linda Gennari con Glauco Mauri nel “Re Lear”

Una grande scritta luminosa a dominare la scena. “King Lear”. Palco spoglio. Un trono al centro. L’attenzione è tutta su di lui. Per lui. Uno dei personaggi più affascinanti nati dalla penna di William Shakespeare ed interpretato da uno dei maestri indiscussi del teatro italiano, Glauco Mauri. Questa sera, domani e domenica, al teatro Galli, il mattatore (classe 1930) tornerà a vestire i panni del re di Britannia, protagonista di una delle tragedie più nere ed intense del drammaturgo inglese, in cui si intrecciano sete di potere, paure, tradimenti e affetti.

Dopo gli allestimenti del 1984 e del 1999 ecco la terza prova d’attore diretta da Andrea Baracco. Insieme a Mauri, nel ruolo del conte Gloucester, Roberto Sturno. Nei ruoli delle tre figlie del re: la cesenate Linda Gennari (Goneril), Aurora Peres (Regan) ed Emilia Scarpati Fanetti (Cordelia). Abiti moderni e una scenografia dall’anima di ferro per raccontare di questo sovrano ormai anziano, che decide di abdicare e dividere il suo regno tra le sue eredi, ma prima vuole le prove della loro lealtà e del loro amore. Una gara e una richiesta a cui Cordelia si sottrarrà. La conseguenza: la giovane verrà disconosciuta dal deluso e arrabbiato Lear, mentre le combattive e irriconoscenti Regan e Goneril se ne approfitteranno. Un rapporto burrascoso le lega ormai all’arrogante, ma umanissimo padre.

«Goneril è la più feroce e la più accanita contro il padre – spiega Linda Gennari – . Per interpretarla e disegnare un personaggio tridimensionale ho cercato di spostare l’attenzione sul come sia arrivata ad essere così, ho cercato le ragioni della sua rabbia, delle sue contraddizioni. Sono partita dall’amore travagliato verso il padre, un amore negato. Re Lear è infatti aggressivo con le figlie, chiede affetto attraverso le lusinghe, ma usa con loro anche parole violentissime. Un esercizio di potere che poi gli si ritorcerà contro».

Quale taglio ha dato il regista a questo nuovo allestimento?

«Andrea Baracco ha attualizzato la vicenda più che con i costumi, che sono senza tempo, o con la scenografia, lavorando sulla verità delle relazioni e sulle immagini. Ci sono duelli di parole intensi, contemporanei, come quello tra le tre sorelle o quello finale, in cui alle voci si aggiunge un gusto attualissimo della resa fisica, corporale. Su tutto e su tutti l’impatto della scritta che troneggia e che simboleggia il potere, un potere che viene perso, strappato».

Come si lavora con un attore dello spessore di Glauco Mauri?

«È molto bello e stimolante confrontarmi con lui. È un uomo che ha un desiderio incredibile di recitare, che mi ha insegnato e mi insegna tanto continuamente. La Compagnia Mauri Sturno è inoltre una realtà che sa valorizzare gli attori, li tutela e questo è fondamentale».

Nata a Cesena e formata a Rimini, la carriera di Linda Gennari è ricca di spettacoli classici e pièce contemporanee.

Quali altri obiettivi si è prefissata?

«Ho iniziato a Rimini, da giovanissima, con la compagnia Alcantara. Lì ho scoperto nel teatro il mio mondo, la mia isola felice. Ho faticato molto, ho passato anni difficili all’inizio. Poi le prima soddisfazioni, il Festival “Le città visibili” e molti impegni anche per la tv. In particolare per quanto riguarda il teatro sono molto felice del monologo “Grounded”, per la regia di Davide Livermore, che porterò al teatro Bonci di Cesena il 17 marzo».

Inizio dello spettacolo alle ore 21, domenica alle ore 16.

Info: tel. 0541 793811

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