L’attore riminese Peter Arpesella in due “Pinocchio” d’autore

È una storia particolare quella dell’attore e scrittore Peter Arpesella, nipote del patron del Grand Hotel a cui la città di Rimini ha dedicato di recente anche i giardini lì vicino, con Pinocchio.

Nell’ultimo periodo ha preso parte a due produzioni cinematografiche dedicate al burattino più celebre, anche se finora aveva sempre cercato di tenere in qualche modo le distanze da questa favola.

Arpesella, che da anni vive a Los Angeles con la moglie Annie Wood (attrice e autrice), ha infatti partecipato, interpretando personaggi di supporto, sia al live action diretto da Robert Zemeckis (regista di “Chi ha incastrato Roger Rabbit”) uscito qualche mese fa su Disney+ con un cast di grandi attori capitanato da Tom Hanks nel ruolo di Geppetto e che vede la partecipazione anche di Giuseppe Battiston nelle vesti di Mangiafuoco, sia all’opera di Guillermo Del Toro realizzata in stop-motion e uscita in questi giorni su Netflix e in alcuni cinema.

«La prima ricalca la favola di Collodi e il capolavoro Disney degli anni Quaranta – racconta Arpesella –, mentre il lavoro di Del Toro ha saputo riconciliarmi totalmente con questa storia. Fin da bambino mi sono sempre sentito infastidito dalla favola di Pinocchio perché al protagonista viene intimato di dover seguire regole imposte da altri per poter esistere. Quando Guillermo Del Toro ha presentato la pellicola al Bfi London film festival ha detto qualcosa di simile alla mia percezione. Nel suo film ha voluto mettere in evidenza il rapporto tra il padre e il figlio celebrando la disobbedienza come virtù. Ha voluto sottolineare che non c’è bisogno di cambiare per essere amati. Il regista ha scelto inoltre di ambientare la vicenda durante la Seconda guerra mondiale, con il fascismo in Italia. Allo stesso tempo è riuscito così a creare un’importante riflessione sull’attualità e sulle esperienze universali che riguardano la libertà opposta alla violenza di una dittatura. Questo Pinocchio può essere visto da tutta la famiglia anche se penso sia sempre importante che i genitori si soffermino a spiegare ai figli i dettagli e le sfumature».

Cosa ha rappresentato per lei questa esperienza?

«È stata un’esperienza splendida. La tecnica dello stop-motion (animazione a passo uno, ndr) richiede un lavoro molto lungo e impegnativo ma il risultato credo sia fantastico. Il regista ha avuto questa grande opportunità grazie a Netflix che ha cambiato molto il mondo del cinema e ne rappresenta il Rinascimento, perché crea occasioni importanti e sostiene i professionisti. Mi aspetto di vedere questo film candidato ai prossimi Oscar sia come miglior film d’animazione che come miglior film».

Che rapporto ha con Rimini? Ci torna spesso?

«Torniamo soprattutto in estate. La pandemia nei lavori cinematografici ha portato una maggiore flessibilità e molti lavori di voice over (voce fuori campo, ndr) sono riuscito a farli a distanza, alcuni anche mentre mi trovavo nella mia città d’origine a cui sono da sempre affezionato».

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