L’allarme: la Romagna avrà sempre più sete di acqua

 Per il futuro “servono altri 20 milioni di metri cubi d’acqua rispetto agli attuali 110” per garantire l’approvvigionamento in Romagna. Il sistema idrico romagnolo è protagonista questa mattina del convegno “Cultura dell’innovazione in risposta ai cambiamenti climatici”, organizzato da Romagna Acque-Società delle fonti al teatro Galli di Rimini. E aprendo i lavori, il presidente della società inhouse Tonino Bernabè si sofferma sugli strumenti su cui è “aperto il confronto” per aumentare la disponibilità di acqua, dal potenziamento del sistema Ridracoli ai nuovi invasi fino alle soluzioni basate sulla natura, come la ricarica delle falde e il riuso. “Dobbiamo difendere l’attuale modello”, prosegue Barnabè ricordando che la concessione a Romagna Acque in scadenza a fine 2023 è stata prorogata al 2027, ma c’è “una contestazione oggetto di valutazione da parte della Corte costituzionale”. Intanto il Consorzio di bonifica della Romagna verrà finanziato con le risorse del Pnrr e la società, conclude, nel 2018 e nel 2109 è stata premiata per l’impegno sulle perdite rispettivamente con circa 1,8 e 2,1 milioni di euro investiti per le rinunce tariffarie a vantaggio dei cittadini. A conferma che “il sistema funziona”. Al momento, entra nei dettagli dello scenario di approvvigionamento per la Romagna il docente dell’Unversità di Bologna Armando Brath, la diga di Ridracoli dà da bere a 1,1 milioni di persone e permette l’attività turistica. Negli ultimi anni è stata sottoposta “a ripetute emergenze idriche” e “diverse volte siamo stati vicini alla chiusura dell’impianto”. Da qui gli studi sugli scenari possibili: il sistema ha “due colli di bottiglia”, l’impianto di potabilizzazione e la condotta di Monte Casale.

L’obiettivo è arrivare a una capacità del primo di 2,6 metri cubi d’acqua al secondo, dagli attuali 2,1, potenziando la duttrice di 30 chilometri. Diverse le ipotesi per garantire maggiore acqua: prolungare la galleria di gronda esistente verso il torrente Rabbi, costo circa 16 milioni di euro, senza impatto ambientale ma senza aumentare capacità dell’invaso; una nuova gronda di destra, con costi maggiori; nuovi invasi: si studiano tre posizioni sul Rabbi e due sul Bidente di Strabatenza. Nella certezza che “con un nuovo invaso gemello di Ridracoli, 33-34 milioni di metri cubi, la situazione migliora sensibilmente”, conclude Brath. Il direttore generale di Romagna Acque Giannicola Scarcella si concentra sul progetto da circa 90 milioni di euro in tre lotti, con cantiere dal 2028 al 2030, per realizzare la terza direttrice, una nuova infrastruttura di di distribuzione di 53 chilometri. Garantirà interconnessione tra le fonti di approvvigionamento, continuità di erogazione, potenziamento della capacità distributiva, uniformazione della qualità. L’intervento minimizzerà la lunghezza dei tracciati e l’impatto. Romagna Acque significa anche produzione di energia da fonti rinnovabili, spiega Giulia Buffi, e il piano 2022-2024 prevede tra gli altri interventi quattro nuovi impianti fotovoltaici oltre al potenziamento di quello della Standiana a Ravenna, per arrivare a produrre 1,3 milioni di chilowattora.

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