L'allarme di Legacoop Romagna: "Mancano oss, medici e infermieri"

Cesena

La pandemia ha fatto esplodere il problema del reperimento delle figure professionali sociali e sanitarie, in particolare nel settore privato cooperativo. È uno dei temi “caldi” che verranno affrontati venerdì alla sala Nullo Baldini di Ravenna, nel corso del congresso delle cooperative sociali di Legacoop Romagna. Sono 55 le imprese associate, che rappresentano 8.438 soci, 6.565 occupati (di cui il 61% donne) e sviluppano un valore della produzione di oltre 334 milioni.
 
La carenza di medici, infermieri, operatori socio-sanitari ed educatori ha raggiunto livelli limite. «La dimensione del problema — scrivono nel documento congressuale i responsabili di settore Simona Benedetti, Emiliano Galanti e Alfio Fiori - è tale da richiedere un intervento immediato e non più rinviabile da parte dell’intero sistema istituzionale», visto anche che «a fronte dell ‘emergenza sanitaria in corso è davvero inverosimile constatare come per taluni profili professionali sussista ancora il numero chiuso o numero programmato, che si è rivelato sottostimato rispetto al reale bisogno, sia nel servizio sanitario pubblico, sia nell’ambito del privato sociale».
 
Oltre alle urgenze organizzative pre e post pandemia il documento congressuale individua altri quattro temi chiave per il dibattito. Il primo è la necessità di una nuova stagione di relazioni istituzionali, per rispondere in modo non emergenziale ai nuovi bisogni che sono emersi nella società, in particolare dopo la pandemia. Senza una revisione e adeguamento del sistema di norme e regole, il rischio è di alimentare la piaga delle false cooperative, ma anche che le cooperative sociali di tipo B —quelle che inseriscono al lavoro le persone svantaggiate — vengano messe fuori mercato dal mancato riconoscimento del loro contratto nazionale di riferimento. Servono interventi legislativi specifici, anche per continuare a garantire i diritti previdenziali in un settore in cui le professioni tipiche sono tra le più logoranti dal punto di vista psicofisico. E se il futuro è fatto sempre più di programmazione e progettazione condivisa con gli enti pubblici, non si può però non partire da una verifica e un aggiornamento delle risorse disponibili.
  
«Una delle certezze che ci ha lasciato la pandemia — commenta il presidente di Legacoop Romagna, Mario Mazzotti — è che sanità e sociale hanno bisogno di una attribuzione di risorse nuova e diversa dal passato, in grado di ribaltare completamente la logica dei tagli che ha accompagnato buona parte degli ultimi vent’anni, soprattutto per la parte nazionale. Le cooperative sociali danno risposte alle persone e per le persone, sono un perno del buon funzionamento del nostro sistema socio-sanitario».
  
La registrazione dei partecipanti comincerà alle 9,30. I lavori saranno aperti alle 9,30 dal vicepresidente nazionale di Legacoopsociali, Alberto Alberani. Verrà quindi presentato il documento programmatico di Legacoop Romagna e saranno nominati i delegati al congresso regionale.
 
Due gli approfondimenti previsti nella mattinata, il primo di Luciano Gallo, responsabile ANCI per i contratti pubblici, sulle opportunità e le regole dell’evidenza pubblica nell’utilizzo della co-programmazione e della co-progettazione. Il secondo di Francesco Frieri, direttore generale a Risorse, Europa, Innovazione e Istituzioni della Regione Emilia-Romagna.

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