La nuova ristampa in vinile colorato, da 180 grammi, di “Computer World” (1981) e degli altri album storici dei Kraftwerk ci offre la possibilità di parlare di una band che – armata di sintetizzatori, drum-machine e percussioni elettroniche – ha esercitato la propria influenza su una moltitudine di artisti e di generi. Non c’è, infatti, musica “moderna” (basti pensare all’hip hop e alla techno) che non abbia approfittato delle intuizioni illuminanti del gruppo di Düsseldorf, artefice di un universo musicale ed estetico, in grado di mettere insieme le scansioni delle macchine e il teatro umano, sempre proiettato verso il futuro; tanto da risultare ancora adesso in perfetta sincronia con il tempo presente.

Nell’opera dei Kraftwerk, in un gioco raffinato e intellettuale sulla musica da consumo, confluivano l’espressionismo Bauhaus, la “concretezza” tipica di certa musica di Stockhausen, il Futurismo e il Dadaismo, l’elettronica, l’avanguardia minimalista, il pop. Altrettanti tasselli di un discorso “filosofico” che non disdegnava l’ironia e che prendeva le mosse da un motivo di fondo: puntare l’attenzione sull’avvento delle macchine, sulla spersonalizzazione totale dell’uomo, sul senso di alienazione. In una sorta di premonizione del futuro computerizzato e digitale nel quale oggi viviamo.

Una musica, quella della band capitanata da Ralf Hütter e Florian Schneider, la cui valenza espressiva si concentrava (solo per citare alcuni dei tanti elementi in gioco…) in una struttura accordale che si richiamava al concetto classico di armonia; nell’uso di una vocalità quasi “inumana”; nella comparsa di ritmi e beat tipicamente neri; nell’esplorazione timbrica e in una continua ricerca del suono puro; nelle invenzioni melodiche e in un approccio ai testi caratterizzato da una certa essenzialità [“Interpol e Deutsche Bank/ Fbi e Scotland Yard/ Interpol e Deutsche Bank/ Fbi e Scotland Yard/ Business, numeri/ Denaro, persone/ Business, Numeri/ Denaro, persone/ Mondo computer/ Mondo computer/ Crimine, viaggio/ Comunicazione, divertimento/ Crimine, viaggio/ Comunicazione, divertimento/ Mondo computer/ Mondo computer” (Computer World); “Un’altra notte solitaria/ Un’altra notte solitaria/ A fissare lo schermo/ Non so cosa fare/ Non so cosa fare/ Ho bisogno di un rendezvous/ Ho bisogno di un rendezvous” (Computer Love); “Sono l’operatore con la mia calcolatrice tascabile/ Sono l’operatore con la mia calcolatrice tascabile/ Sto aggiungendo e sottraendo/ Sto controllando e componendo/ Sono l’operatore con la mia calcolatrice tascabile/ Sono l’operatore con la mia calcolatrice tascabile” (Pocket Calculator)].

“Con il loro lavoro – ha scritto Carlo Moretti – i Kraftwerk negli anni hanno creato un’estetica, attraverso immagini, linguaggi, suoni di nuovi strumenti elettronici inventati da loro stessi, persino rumori che prima non esistevano. E il punto più alto di questa costruzione ideale era, alla fine, la scomparsa del musicista dietro il suo alter-ego tecnologico, come avveniva negli ultimi concerti quando i musicisti uscivano lasciando le macchine in mano a robot con le sembianze dei musicisti”.

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