Konstantin, il piccolo schermidore accolto dal Circolo di Ravenna

RAVENNA – A pagare il prezzo più alto delle guerre sono sempre i bambini, ma c’è chi non si arrende all’idea che il conflitto in atto in Ucraina possa togliere loro ogni parvenza di normalità. E così anche lo sport può scrivere una bella pagina di solidarietà. È il caso del padre di Konstantin, un bambino di 12 anni, tutto scuola e palestra di scherma, dove nella sua città ha già raccolto i primi successi con la spada. Prima di salutare la moglie e i loro due figli, e vederli partire per l’Italia dove ad attenderli a Ravenna, c’è la nonna, il padre del bambino decide di scrivere alla federazione italiana della scherma per chiedere aiuto.

Vuole che il figlio possa continuare a praticare lo sport che ama, ma nei bagagli preparati in fretta per la fuga, non c’è posto per l’attrezzatura per scendere in pedana, così chiede se il circolo della spada di Ravenna può accoglierlo. Appello immediatamente accolto da Alberto Ancarani dirigente nazionale della federazione, nonché membro del direttivo del circolo, presieduto da Angelo Marri. «Gli abbiamo dato il benvenuto al circolo giovedì – racconta Ancarani – con grande piacere dopo aver ricevuto una lettera bellissima del padre».

«Abbiamo fatto la nostra parte con tanta felicità – conferma il presidente – è arrivato con la nonna e gli abbiamo fornito l’attrezzatura necessaria, ora dovremo occuparci della parte burocratica per far sì che da amatore possa essere tesserato e possa partecipare se vorrà anche alle competizioni. Prima del suo arrivo abbiamo parlato con i nostri ragazzi della situazione e hanno subito capito che il modo migliore di accoglierlo è farlo sentire parte del gruppo nel gioco. Ci aiuterà il nostro maestro di spada ucraino, da 20 anni qui a Ravenna. Lo sport è un linguaggio universale e noi che abbiamo alle spalle come circolo 70 anni di attività non ci tiriamo indietro».

Per la nonna, da tempo a Ravenna con una figlia e i nipoti nati in Italia, c’è il sollievo di avere in salvo parte della famiglia, ma anche la paura per il figlio rimasto in patria, da solo. «Lunedì mia figlia e mio genero sono rientrati dal confine fra la Slovacchia e l’Ucraina, con mia nuora e i bambini. Là hanno visto tanta gente e famiglie al freddo. Passata la frontiera, tutti cercano di prendere treni, pullman o mezzi privati per raggiungere altri paesi europei. I miei nipoti di 12 e 8 anni hanno imparato purtroppo che cos’è il suono delle sirene dell’allarme antiaereo. Un ricordo e una paura che rimarrà per tutta la vita. La loro madre pensa a quando potrà tornare in patria. Ora devo preparare i documenti per iscriverli a scuola e cercare un po’ di normalità. Vogliamo che Konstantin possa praticare la scherma e sua sorella andare a danza, come facevano a casa. Vengono ogni estate qui in vacanza a trovare i cugini, e conoscono un po’ la lingua. Anche i miei nipoti ravennati, un maschio e una femmina, praticano sport agonistico, con riconoscimenti nazionali nel canottaggio».

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