Kavakos e Tamestit al Ravenna Festival

Se la Rocca Brancaleone in queste ultime edizioni “pandemiche” di Ravenna festival è tornata dopo tanti anni a essere la sede privilegiata del repertorio sinfonico, ecco che questa sera i suoi cancelli si aprono di nuovo alla grande orchestra: di scena è ancora una volta la compagine “di casa” ovvero l’Orchestra Cherubini. Con la giovane compagine due dei più acclamati musicisti della scena internazionale: il greco Leonidas Kavakos, il “violinista dei violinisti” come lo definisce la critica di tutto il mondo, che in questa occasione si esibisce nella doppia veste di solista e di direttore d’orchestra, e il violista francese Antoine Tamestit, anch’egli conteso dalle istituzioni concertistiche più prestigiose.

Talenti e strumenti

Dunque, un appuntamento che si preannuncia imperdibile: due indiscutibili virtuosi, sia nel versante tecnico che in quello delle più raffinate capacità interpretative ed espressive, talenti oramai consolidati da prestigiose carriere ma venuti presto alla luce con l’affermazione in importanti concorsi – per Kavakos, il trionfo appena ventenne in tre blasonati concorsi internazionali come il Sibelius, il Paganini di Genova e il Naumburg di New York; per Tamestitil Primrose Viola Competition di Chicago e l’InternationaleMusikwettbewerbder ARD a Monaco. Talenti a cui si aggiungono due straordinari strumenti, usciti dalla bottega del leggendario Stradivari: perché Kavakos si esibisce su un violino “Willemotte” costruito nel 1734, quando il celeberrimo liutista aveva oramai 90 anni, mentre Tamestit su una viola detta “Mahler” che è invece la prima (e una delle pochissime) costruita da un giovane Stradivari agli inizi della carriera, nel 1672.

L’incontro poi avviene nel segno di Mozart, con la Sinfonia concertante in mi bemolle maggiore per violino, viola e orchestra K 364,che egli compone nel 1779, ancora nel gretto ambiente salisburghese ma per gli straordinari musicisti dell’orchestra di Mannheim.Un’opera che è un incrocio tra il compatto e serioso stile sinfonico e le divagazioni virtuosistiche dello stile concertante affidate al dialogo di due voci su un tessuto orchestrale particolarmente ricco di colori e percorso da un’inarrestabile vitalità ritmica.

E una sorta di “incrocio” è anche quello che sta alla base della Sinfonia n. 8 in sol maggiore op. 88 di AntonínDvořák che completa la serata: un’architettura apparentemente classica e tradizionale, ma sotto la superficie animata da quella libera ispirazione che scaturisce da una natura poetica – «io non sono solo un musicista assoluto, sono un poeta» ebbe a dire il compositore boemo – e da una inesausta e sempre fresca invenzione melodica.

Il concerto inizia alle 21.30 (anche in streaming su ravennafestival.live).

Info: 0544 249244

E lunedì 28c’è il Guadagnini

In meno di dieci anni di attività, si è formato nel 2012, il Quartetto Guadagnini si è conquistato un posto di rilievo nel panorama quartettistico italiano e non solo, aggiudicandosi premi italiani e internazionali che l’hanno portato a imporsi dalla Germania, alla Francia, al Giappone, di fronte al pubblico più esigente. Dietro il nome che richiama uno dei grandi liutai del Settecento italiano, si riuniscono Fabrizio Zoffoli e Cristina Papini ai violini, Matteo Rocchi alla viola e Alessandra Cefaliello al violoncello, ospiti lunedì sera del palcoscenico della Rocca Brancaleone, nell’ambito di quello spazio che da sempre Ravenna festival riserva al repertorio cameristico. Insieme a loro uno dei solisti italiani (nonché direttore d’orchestra) più in vista nella scena internazionale, il violoncellista Enrico Bronzi. Questo perché il programma della serata, tutto dedicato a Franz Schubert, che si apre con il Quartettsatz, ovvero il primo movimento di un quartetto che il compositore, come nel caso della più celebre Sinfonia, ha lasciato “incompiuto”, si completa con un vero e proprio monumento della letteratura cameristica, il Quintetto in do maggiore D 956, per il quale l’autore, che sarebbe morto ad appena 31 anni poche settimane dopo averlo composto, aveva previsto il raddoppio della parte di violoncello, conferendo così all’intera pagina un colore più scuro e riflessivo. Un lavoro ambizioso, ma per molti anni ignorato dagli editori, tanto che venne eseguito per la prima volta pubblicamente oltre vent’anni dopo, nel 1850, e in cui Schubert si lascia andare oltre le convenzionali proporzioni formali, secondo una concezione orchestrale più che cameristica, e inseguendo percorsi tonali arditi, talvolta incomprensibili ai suoi contemporanei. Ma nei quali è racchiusa la bellezza ineffabile del suo stile.

Il concerto inizia alle 21.30.

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