Ju Ju Memorial, 20 anni nel segno del jazz

Da ventidue anni la batteria di Giulio Capiozzo (1946-2000), cofondatore con Demetrio Stratos degli innovativi Area cinquant’anni fa (1972), continua a suonare. Avviene attraverso il Ju Ju Memorial che il figlio Christian “Chicco” Capiozzo, erede batterista, continua a ogni estate a fare vivere, attraverso musicisti che suonano con sentire analogo a quello che aveva dentro Giulio. Stasera alle 21, nell’amena cornice di piazza Spose dei Marinai di Cesenatico, va in scena il concerto dedicato, celebrativo del ventennale della scomparsa di Giulio; proprio nello stesso giorno della morte, il 23 agosto, quando in quella sera del Duemila un arresto cardiaco lo costrinse a mollare le bacchette con cui stava pigiando sulla batteria, a due passi dal porto canale. I due anni di pandemia hanno frenato il Ju Ju ma stasera, sulla sponda di ponente, si leva un grande concerto orchestrato da Christian in collaborazione con il Comune e con le note introduttive del pasionario esperto Alberto Antolini. Fra gli ospiti di prim’ordine dello speciale Ju Ju è attesa la star del basso elettrico Richard Bona. Nato in Camerun nel 1967, famiglia di musicisti, nonno griot (simile al nostro fulesta), madre cantante, Bona è bassista, cantante, chitarrista. La sua carriera si è forgiata tra Germania, Francia, New York dove vive dal 1995 e pure insegna alla New York University.

«Tenevo ad avere almeno un superospite nel Ju Ju del ventennale – ci dice Capiozzo junior –. Bona è uno dei primi bassisti al mondo, acclamato nei maggiori festival, sviluppa un progetto originale legato all’Africa e contaminazioni di musica etnica del mondo».

Altro ospite eccellente è Bruce Forman (1956), chitarrista, produttore e arrangiatore statunitense che suonò più volte negli Ottanta con il blues drummer Giulio Capiozzo e in seguito con Christian. «Anche Forman come Bona è alla prima volta al Ju Ju – aggiunge Chicco –. È un chitarrista importantissimo conosciuto in ambito jazz, e autore di musiche di film di Clint Eastwood come Million dollar baby».

Gli altri musicisti sono Antonio Faraò, pianista romano d’ambito jazz noto in Europa come in Usa, collaboratore di molti nomi della musica. E ancora il sempreverde Ares Tavolazzi, amato contrabbasso che dal 1973 visse la storia degli Area con Giulio e che ogni anno al Ju Ju testimonia quell’amore tra jazz, prog, e pop (Guccini, Conte) che ha sempre dimostrato con grande padronanza dello strumento. Più giovane è Leo Caligiuri, talentuoso pianista inserito da Chicco Capiozzo nel suo progetto Three Generations. I sei musicisti danno vita a tre set; apre il quartetto con Antonio Faraò, Bruce Forman, Ares Tavolazzi e Chistian Capiozzo «nel segno – dice – della musica che più amiamo, quella più legata a una situazione di jazz puro». Il secondo set è tutto di Richard Bona solo, ma forse scatterà qualche improvvisazione insieme, il terzo è della formazione Three Generations con Capiozzo, Tavolazzi e Caligiuri. «Presentiamo il nostro primo disco omonimo uscito quest’anno, di successo anche in Giappone».

Christian, quale jazz e quale futuro per il “Ju Ju”?

«Oggi la parola jazz per me significa musica a 360 gradi; credo che il babbo apprezzerebbe il senso del Ju Ju, una bella manifestazione che celebra una cultura musicale con personaggi non solo popolari. Invita musicisti valenti, bravissimi nel loro campo, per stimolare un pubblico anche popolare ad allargare i propri gusti e conoscenze musicali. È un palco che può sollevare nuove percezioni verso la musica, la gente che accorre da fuori ogni anno lo conferma». Ingresso gratuito

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