Joséphine Baker ritratta anche dal riminese Gruau

Il prossimo 30 novembre, con l’approvazione ufficiale del presidente della Repubblica Emmanuel Macron, Joséphine Baker (Saint Louis 1906 – Parigi 1975), meticcia, afroamericana, creola e amerinda, cittadina francese dal 1937, entrerà nel Panthéon di Parigi che accoglie i resti dei grandi della storia di Francia. Sarà la sesta donna, la prima di pelle nera. Joséphine abbandona la povertà familiare a 13 anni per ballare e cantare nei piccoli teatri di Saint Louis prima di debuttare con successo a Broadway. Nell’autunno del 1925, a soli 19 anni, è a Parigi al teatro degli Champs-Elysées dove trionfa con la “Revue nègre”. Bella, brava, divertente e sensuale, balla cantando canzoni audaci piene di ironia, mai volgari, mandando in delirio il pubblico.
L’anno successivo approda alle Folies Bergeèe, il tempio del varietà francese immortalato alla fine dell’800 da importanti artisti come Henri de Toulouse-Lautrec, Eduard Manet, Giovanni Boldini e dal romagnolo Mario Guido Dal Monte (Imola 1906-1990) esponente di spicco del Secondo Futurismo italiano.
La “Venere nera” si esibisce seminuda indossando il mitico gonnellino di banane che il grafico pubblicitario Paul Colin (Nancy 1892 – Nogent-sur-Marne 1985) immortala nei suoi manifesti. Al centro della vita mondana parigina, si lega per qualche tempo a un giovanissimo Georges Simenon, il futuro padre dell’ispettore Maigret, prima di recarsi in tournée nei più celebri music-hall d’Europa dove si esibisce accompagnata dall’inseparabile Cichita, il suo ghepardo. Tanti artisti la ammirano, da Luigi Pirandello, premio Nobel per la letteratura nel 1934, al celebre architetto Le Corbusier che la riprende nei suoi disegni e allestisce un balletto per lei.
Il pittore olandese residente a Parigi Kees Van Dongen (Delfshaven 1877 – Montecarlo 1968) nel 1925 la ritrae con il suo stile personale molto particolare, un blend di cubismo, espressionismo e art déco, evidenziandone la sensuale vitalità. Lo scultore statunitense Alexander Calder (Lawrence 1898 – New York 1976), famoso per le sue strutture cinetiche, le dedica una serie di suggestive sculture di filo presentate nel 1929 alla Galerie Billiet di Parigi.
Renato Zavagli Ricciardelli delle Caminate, in arte René Gruau (Rimini 1909 – Roma 2004), non viene meno al richiamo della grande soubrette rendendole un insolito e singolare omaggio e la straordinaria affiche “Josephine” che ne sintetizza, più di ogni altro artista, il fascino e la gioia di vivere. Durante la Seconda guerra mondiale la “Perla nera” entra a far parte dei servizi segreti francesi operando in tutta Europa in collaborazione con la Resistenza francese.
Nel 1945, con il grado di tenente dell’Aeronautica militare riceve la Croce di Guerra, la medaglia della Resistenza e la Legion d’onore. Indomita, partecipa alla battaglia per i diritti civili negli Stati Uniti: unica donna a parlare davanti a oltre 200mila persone alla marcia su Washington guidata da Martin Luther King nel 1963 e collabora con la Lega internazionale contro l’antisemitismo in Francia. Senza figli, crea attorno a se una grande famiglia “arcobaleno” di bambini adottati che la impegna fisicamente ed economicamente. Sarà Grace Kelly, principessa di Monaco, sua ammiratrice, ad aiutarla finanziariamente, mentre lei, la grande Joséphine, continua a trionfare in palcoscenico fino alla sua morte prematura.

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