Jano Planco a Riccione secondo Fosco Rocchetta

Far scoprire ai lettori il lato “riccionese” del celebre medico e intellettuale Iano Planco, accompagnandolo nelle sue visite per lavoro e nel tempo libero. È questo che si augura Fosco Rocchetta, che con La Piazza Editore ha pubblicato il saggio “Giovanni Bianchi (Iano Planco) e le sue visite mediche e di piacere nella Riccione del ’700”. L’autore è pronto anche a incontrare amici e lettori domenica 3 ottobre alla festa della parrocchia di San Lorenzo, dalle 15 alle 18.30.

Rocchetta, com’è nata l’idea di lavorare sul medico riminese Giovanni Bianchi – o come meglio lo si conosce, Iano Planco?

«In modo molto semplice. Nel 2019 ho visitato a Rimini la mostra per i 400 anni della Biblioteca Gambalunga. Nella sezione dedicata al ’700 c’erano anche vetrine dedicate a Iano Planco, la sua laurea in Medicina e in Filosofia. Così mi è venuta l’ispirazione di lavorare su questa figura monumentale. Ho frequentato l’archivio e la biblioteca e fatto molte ricerche bibliografiche, tra cui quelle sugli scritti del conte Gian Lodovico Masetti Zannini, che ho avuto il piacere di incontrare e alla cui memoria è dedicato il libro».

Cos’è che più l’ha colpita nella sua ricerca della figura di Iano Planco?

«Sicuramente era una persona particolare. Non voglio dire che fosse proprio uno gaudente, era sicuramente un po’ polemico. Spesso entrava in polemica con i colleghi, come all’Università di Siena, dove insegnò per tre anni, o con altri personaggi importanti che lavoravano nella città di Rimini. Notevoli anche i contatti che ha avuto con i nomi dell’Illuminismo, fra cui Voltaire. Era medico, filosofo e un grande intellettuale. Di tutto questo è stato scritto tantissimo, ma questo personaggio a Riccione forse è meno conosciuto. Per questo ho provato a selezionare alcuni racconti di visite di Iano Planco nella Perla verde».

Cosa portava Iano Planco nella vicina Riccione?

«Le sue erano visite mediche, ma anche di piacere. Partiva sempre di buona mattina con la sua carrozza, che lui chiama la sua “birroccia”, proprio per avere il tempo di dedicarsi a tutto: seguiva i pazienti, ma era anche interessato agli aspetti storici e archeologici del territorio. Spesso era ospitato dai pazienti: si mangiava il pesce e il pasto terminava con il sorbetto, perché il mondo non è poi così cambiato».

Quali erano i luoghi della Perla più frequentati dal medico?

«Si recava di frequente dagli Agolanti, al loro castello, poi fino a Coriano. Nella zona delle Fontanelle a Riccione racconta di aver bevuto dell’ottima acqua, mentre al mare si dedicava a bagni salubri. Per raggiungere Riccione da Rimini percorreva la Flaminia. Aveva anche un grande interesse naturalistico, Iano Planco, quindi capitava che si fermasse anche a “erboreggiare”, a cercar erbe, sempre nel nostro territorio. Come dicevo, il mio fine è di raccontare questo personaggio, famosissimo e conosciutissimo, per mostrare quando fosse legato al territorio di Riccione».

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