È un regalo prezioso quello che “Emilia Romagna festival” fa alla città di Forlì in questo penultimo fine settimana di agosto: questa sera (ore 21.30) all’Arena San Domenico arriva infatti un mito del pianino internazionale come Ivo Pogorelich, in un concerto dal titolo suggestivo: “Il pianoforte, viaggi, miti e leggende”. Il programma prevede la “Suite inglese n. 3 in sol minore BWV808” di Johann Sebastian Bach, la “Barcarolle in fa diesis maggiore op. 60” e il “Prélude in do diesis minore op. 45, dedicato alla principessa Elisabeth Czernicheff” di Fryderych Chopin e di Maurice Ravel il trittico “Gaspard de la nuit: trois poèmes pour piano d’après Aloysius Bertrand”.

Raggiungiamo Pogorelich dopo i primissimi concerti “post-Covid” e dopo la recente registrazione di un album in cui il maestro belgradese esplora le influenze rivoluzionarie esercitate da Beethoven sui compositori successivi come Rachmaninoff.

Quale autore oggi le “parla” in maniera più forte e profonda? E la sua attitudine nei confronti dei compositori che ha amato da giovane resta invariata, o è cambiata nel tempo?

«Chopin è uno dei compositori che suono con maggiore frequenza, nel 2021 anzi farò un programma integrale dedicato a lui, tuttavia a tanti mi sento vicino, impossibile non citare Beethoven, Rachmaninov, Prokofiev, Ravel, Bach… e la lista sarebbe ancora lunga!».

Per quanto riguarda invece le esperienze personali, la sua storia l’’ha condotta a conoscere grandi interpreti e grandi maestri: quali sono i ricordi importanti che lei porta con sé?

«Naturalmente quello di Claudio Abbado, con cui ho inciso il concerto di Tchaikovsky e Chopin… ma anche in questo caso, ci sono molti altri nomi che non posso dimenticare».

Lei ha spesso parlato della musica come di uno “strumento” che avvicina fra loro le persone, e che in qualche modo può costituire anche una terapia, sia rispetto alla sofferenza fisica che a quella psicologica.

«È così, e ne sono ancora convinto: la musica ci trasporta su un piano astratto, spirituale e metafisico. Ascoltandola possiamo dimenticare i nostri dolori e le pene terrene. Il colore del suono arriva potente al cuore e al cervello, per questo mi piace suonare in acustico, senza amplificazione, sebbene all’aria aperta una performance musicale sia più problematica. Ho fiducia però nelle mura del Convento di San Domenico: contribuiranno a rendere perfetta l’acustica di questo luogo così incantevole!».

Lei è molto attivo anche nel favorire l’approccio al professionismo da parte dei giovani interpreti. In un mondo in cui per i giovani pare ci sia sempre meno spazio, specialmente in settori come quello della musica, il suo atteggiamento non è poi così comune…

«Infatti è importante mantenere e “irrobustire” le possibilità di premi e concorsi, che hanno uno scopo precipuo: appunto, dare ai giovani musicisti la possibilità di presentare il loro talento. Ed è vero, sì, che parte del mio impegno va a favore dei giovani: in passato anzi ho organizzato diversi eventi proprio per favorire l’inizio della loro carriera».

Durante il lockdown, dalla sua casa in Svizzera lei ha rivolto un messaggio pieno di affetto ai pubblici di quelle città, come Monaco e Parigi, in cui i suoi concerti, come quelli di tutti gli altri del resto, erano stati annullati: non ha pensato a una diretta in streaming?

«La musica dal vivo è un’esperienza ben diversa dall’ascolto in video o in streaming. Niente la può sostituire. Sono contento anche per questo di poter suonare a Forlì di nuovo in presenza del pubblico».

In effetti lei ha da sempre un rapporto speciale con l’Italia… conosce così bene anche la Romagna?

«Si, proprio grazie a “Emilia Romagna festival” ho suonato nelle passate edizioni anche a Imola e a Faenza. Anzi, riguardo a quest’ultima ho avuto modo di apprezzare il magnifico Museo delle Ceramiche, un luogo di cultura indimenticabile, ma in realtà per tanti aspetti e luoghi le vostre città non hanno niente da invidiare ai grandi centri!».

Ingresso: € 10-7. In caso di maltempo, Duomo di Forlì.

Info: 0542 25747

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