Giornata europea dei mulini 2026, l’antico Mulino Le Latte, memoria d’acqua e farina nel cuore della Val d’Enza

Itinerari
  • 15 maggio 2026

Nel cuore dell’alta Val d’Enza, tra boschi, torrenti e antichi percorsi di crinale, il tempo sembra ancora seguire il ritmo lento dell’acqua. È qui, nei pressi di Scurano, nel territorio di Neviano degli Arduini, che il Mulino Le Latte continua a raccontare una storia antica fatta di lavoro, ingegno e vita contadina. Si narra che il nome derivi dal termine dialettale “làti”, usato per indicare le frane che caratterizzano questa zona, segnata dalla natura argillosa del terreno e dall’abbondanza di sorgenti.

Risalente almeno al 1808, come testimonia un architrave ancora conservato, da un anno il complesso è diventato il fulcro del Museo dei Mulini della Valle dell’Enza, nato per custodire e valorizzare una delle testimonianze più significative della cultura molitoria dell’Appennino parmense. Ma prima ancora di essere museo (che in occasione della Giornata Europea dei mulini storici il 16 e 17 maggio effettuerà un’apertura straordinaria), il Mulino Le Latte è un autentico frammento di storia rurale.

L’edificio, vincolato dalla Soprintendenza, conserva una caratteristica rara: tre ruote verticali, dette vitruviane, che alimentavano altrettante macine collocate in successione. Una configurazione unica che consentiva di diversificare la produzione, dal grano al mais fino al pastone destinato agli animali.

Un piccolo mondo autosufficiente, dove il mugnaio viveva con la famiglia all’interno dello stesso edificio, in un intreccio quotidiano tra casa e lavoro. Intorno, stalle, ricoveri e spazi di servizio completavano un organismo produttivo che per lungo tempo ha rappresentato un punto di riferimento per l’intera comunità locale.

Per secoli il mulino è stato molto più di un semplice opificio: era il cuore economico e sociale del territorio. Qui i contadini portavano il raccolto per trasformarlo in farina, base dell’alimentazione quotidiana. E il mugnaio, custode di un sapere tecnico prezioso, era una figura centrale, quasi simbolica, di un’economia che oggi definiremmo protoindustriale.

Il recente restauro conservativo, curato dall’architetto Andrea Mambriani, ha scelto la strada del minimo intervento, lasciando parlare i materiali originari: pietra, legno e intonaci segnati dal tempo. Un approccio rigoroso che ha restituito autenticità agli spazi, preservandone la memoria.

Camminando tra i diversi livelli del mulino, collegati da ripide scale in pietra e legno, si percepisce ancora la fatica di un lavoro scandito dal rumore delle macine e dal flusso costante dell’acqua, elemento vitale che alimentava l’intero sistema. Fino al 1955, anno della costruzione dell’acquedotto comunale di Bazzano, la sorgente che lo alimentava garantiva una portata tale da consentire la macinazione giorno e notte: si racconta che in 24 ore si potessero produrre fino a dieci quintali di farina.

Oggi il Mulino Le Latte guarda anche al futuro. L’obiettivo è creare una rete dei mulini storici della Val d’Enza, mettendo in connessione patrimonio culturale, attività agricole, tradizioni gastronomiche e turismo lento. Un progetto che punta a trasformare questi luoghi in occasioni di sviluppo locale e nuove opportunità economiche.

Il sogno, però, resta quello più semplice e potente: riportare in funzione i meccanismi idraulici e vedere di nuovo la farina uscire dalle macine. Sarebbe il compimento naturale di un recupero che non vuole fermarsi alla conservazione, ma restituire vita a un sapere antico.

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