Giornata dei mulini 2026, il Mulino Guccini a Silla racconta secoli di storia

Itinerari
  • 17 maggio 2026

La storia del mulino da grano porta il pensiero verso la complessa storia dell’evoluzione umana, iniziando dal momento in cui l’uomo, da cacciatore nomade diventa coltivatore di cereali, inventa i primi rudimentali sistemi per frantumarli e cuocerli per poi cibarsene. Azioni che porteranno gli esseri umani al vivere in comunità stanziali, a progredire in civiltà e a condividere il percorso della vita.

Attorno a questo tipo di mulino ruota la vita dell’uomo, è il momento in cui la coltivazione del grano e degli altri cereali si trasforma per diventare il nutrimento che permetterà la continuazione del ciclo della vita. Nella nostra storia poi, la straordinaria invenzione del mulino ad acqua, che sostituì i primitivi sistemi di lavorazione, non solo rivoluzionò la macinazione, ma fu anche l’inizio dell’affrancamento delle donne dal massacrante lavoro di schiacciamento dei cereali, che a loro competeva, e, per gli animali, da quello di far girare la mola fino allo sfinimento. Un passo in avanti di civiltà, dove i mulini sono un microcosmo che racconta della vita nelle campagne e nelle città, di solidarietà e soprusi, di pace e di guerra e, attraverso la sua invenzione, del grande dono dell’ingegno umano.

A questa storia universalmente condivisa, si affianca quella che ogni mulino può testimoniare. E, in questo numero infinito di narrazioni, troviamo anche quella del nostro, in un racconto che si sviluppa lungo i secoli, annodando assieme gli aspetti più diversi della vita. La sua narrazione inizia dai tempi in cui possedere un mulino era previlegio di ordini monastici e nobili casate, e per il Mulino di Sela, così era chiamato, due in particolare: quella dei conti Tanari che esercitavano la loro influenza sul territorio di Gaggio di Montagna (sec. XV-XVI) e quella dei conti Ranuzzi e il loro potere sulla Contea della Porretta (sec. XV-XVIII). L’edificazione del mulino da parte dei Tanari è datata 1569 e lo colloca nei pressi della confluenza del torrente Silla nel fiume Reno, una zona d’importanza strategica anche per la sua vicinanza al guado verso Porretta. Il suo possesso, ambito per diverse motivazioni dai confinanti Ranuzzi, dai proprietari fu negato per molto tempo. Alla fine, però, nell’agosto del 1643 il mulino passò di proprietà, rimanendo parte dei beni della famiglia Ranuzzi fino all’inizio dell’Ottocento. Da allora, dopo diversi passaggi di proprietà, dal 1878 appartiene alla famiglia Guccini e oggi, dopo il padre Sergio, ad Anna-Maria e Francesco.

Del suo primo nucleo abbiamo una precisa descrizione nel cabreo delle proprietà Ranuzzi, che la affianca da disegni acquerellati che ne rappresentano la pianta, una prospettiva, il canale, il terreno circostante e la sua coltivazione a orto, arativa e seminativa, i gelsi, la strada dei muli tra il Reno e il mulino. A questo nucleo destinato a mulino da grano con due macine e a gualchiera per follare i panni, nel tempo sono state aggiunte altre cinque macine per trasformare grano, granturco, orzo, castagne e biade per animali. Per la possibilità poi di sfruttare l’acqua lungo il percorso del canale, al mulino si aggiunse una filanda, una piccola ferriera, una fornace da calce e una segheria. Un piccolo universo proto-industriale. Un racconto che anche oggi può essere colto nello scorrere del canale, nel rumore dell’acqua che muove i ritrecini, in quello ritmico della macina, nel profumo della farina. Rumori, che oggi come secoli fa escono dal mulino e raggiungono il monumentale gelso bianco rimasto, la Mora, sotto la cui ombra le persone in attesa del macinato hanno intrecciato i racconti delle loro vite.

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