Giornata dei mulini 2026, il Mulino della Grolla, guardiano delle sementi di erba medica e foraggio

Itinerari
  • 17 maggio 2026

Lungo le rive del torrente Samoggia, dove un tempo il ritmo della vita era scandito dal girare incessante delle ruote idrauliche, sorge un edificio che si distingue nettamente dalla fitta schiera dei mulini da farina per la sua storia singolare e la sua funzione altamente specializzata. Si tratta del Mulino della Grolla, un imponente complesso in pietra dalla caratteristica forma a cubo, situato poco a monte della storica Tintoria di Ponzano.

A differenza degli opifici più antichi della vallata, questa struttura non compare nei documenti medievali, il che porta gli storici a considerarla una preziosa realizzazione della seconda metà del XIX secolo. Le mappe del Catasto Gregoriano confermano infatti che, all’inizio dell’Ottocento, l’alveo del Samoggia lambiva ancora questi terreni, rendendo la zona un punto nevralgico per l’industria idraulica dell’epoca.

La vera particolarità della Grolla risiede nel fatto che non è mai stata destinata alla produzione di farina, tanto che al suo interno non sono mai state rinvenute le classiche macine circolari. Il suo scopo era invece quello di isolare e selezionare i semi, liberandoli da ogni residuo vegetale o impurità. Era un impianto fondamentale per l’economia agricola locale, dedicato specificamente alla selezione delle sementi di erba medica e di altre colture foraggere, probabilmente l’unico esempio di questo genere in tutta la vallata. Questo delicato processo di pulizia e separazione meccanica, denominato in gergo “grollatura”, ha finito per dare il nome stesso all’edificio, legandolo indissolubilmente alla terra.

L’architettura del mulino rifletteva perfettamente questa vocazione industriale e funzionale. Al piano terreno, oggi spoglio ma carico di fascino, si trovava un tempo un vastissimo portico settentrionale che serviva a riparare dalle intemperie i carri carichi di erbe foraggere pronti per la lavorazione. Il cuore tecnologico pulsava però nel piano sotterraneo, dove un’imponente struttura in pietra e pianelle di fiume ospitava due ruote orizzontali a catini. L’energia veniva prelevata dal canale del Samoggia e, attraverso queste ruote dotate di robusti cucchiai di legno, veniva trasmessa a un complesso sistema di cinghie e valli meccanici.

La Grolla non era solo un luogo di lavoro, ma anche un nucleo di vita: i piani superiori e un’ala aggiuntiva sul lato di ponente ospitavano le famiglie degli addetti, rendendo l’opificio un piccolo borgo autosufficiente dotato persino di un proprio pozzo di sorgente. Nel primo Novecento, sotto la proprietà della famiglia Pignatti, il mulino era in piena attività e rappresentava un punto di riferimento per i contadini del comprensorio. Sebbene il tempo e le piene del torrente abbiano messo a dura prova le strutture, come il possente muraglione di cinta parzialmente distrutto, un recente restauro conservativo ha restituito dignità al paramento esterno in pietra a vista. Oggi, inserito nella proprietà della famiglia Fioretti all’interno dell’azienda agrituristica La Tintoria, il mulino attende un recupero scientifico degli interni che possa trasformare questa rara testimonianza di ingegno rurale in un polo culturale e turistico, capace di tramandare alle future generazioni il saper fare di un tempo.

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui