Italiani brava gente? Una grande bugia

Primo Levi affermava che «l’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria» e aveva ragione: l’unico modo per far sì che la storia non si ripeta è utilizzare l’antidoto della testimonianza, possibile solo attraverso la conoscenza del passato e di alcune sue tristi pagine.

Prendendo spunto dal composito lavoro rappresentato dal sito www.campifascisti.it, Gino Marchitelli – che ha lavorato a lungo come tecnico elettronico sulle piattaforme petrolifere, ex militante di Democrazia Proletaria, membro dei collettivi dell’associazione Libera, dell’Anpi di San Giuliano Milanese e del direttivo del Circolo Arci “Ponti di memoria” che riunisce artisti, musicisti e narratori per la difesa della memoria della Resistenza – torna con un nuovo lavoro frutto della sua conoscenza della storia italiana e della sua infinita necessità di ricostruire per non dimenticare.

Dopo il successo ottenuto con il romanzo “L’assenza” (2019) incentrato sul delicato tema della violenza di genere, lo scrittore milanese (classe ’59) torna con “Campi fascisti”, interessantissimo saggio dedicato a una delle pagine più nere della storia italiana, quella vissuta durante il regime fascista.

Inserendosi nel filone delle pubblicazioni dedicate alla riproposizione degli orrori del ventennio, il libro pone però l’accento su un aspetto preciso della dittatura fascista e di quel periodo fatto di eccidi, torture, abusi e privazioni: l’autore sceglie infatti di illustrare – ricorrendo a una lunga serie di esempi documentati – la tristissima realtà, sconosciuta ai più, rappresentata dagli innumerevoli luoghi di detenzione che sorsero nel nostro Paese con l’obiettivo di internare gli oppositori, gli ebrei, gli antifascisti, i “diversi” e in generale i soggetti scomodi al regime.

Marchitelli accompagna così il lettore attraverso un excursus in cui, lungo tutta la Penisola, compaiono campi di lavoro coatto, località di soggiorno obbligatorio, carceri, campi di prigionieri di guerra, campi di concentramento e tutte le altre tipologie di luoghi deputati a “contenere” gli individui che si opponevano alle barbarie fasciste.

Il ritratto che emerge si oppone al grande falso storico costituito dal mito «italiani brava gente» e restituisce una realtà fatta di dinamiche atroci e istituzionalizzate, in cui – fino alla liberazione partigiana del 1945 – persero la vita centinaia di migliaia di persone e in cui molto spesso erano coinvolti numerosi imprenditori e industriali italiani, ai quali questi prigionieri venivano “concessi” per utilizzarli in miniere, masserie, silurifici.

Attraverso un certosino lavoro di ricostruzione storica che parte da testimonianze orali e scritte, interviste, immagini, estratti da libri e tesi universitarie, l’autore riporta alla memoria un elenco esaustivo e circostanziato nei minimi dettagli di tutti i luoghi, da Milano a Firenze, passando per Novara, le isole Tremiti e il Salento – comprese le tristemente note “ville patrizie” dell’orrore – che funsero da sedi per recludere gli oppositori, vessarli ed eliminarli. E in mezzo a tutto questo buio, Marchitelli ripercorre anche le gesta di chi ha saputo resistere al fascismo, pagando spesso con la vita, in nome di un’ideale di libertà che solo il ricordo dell’orrore di quel periodo può mantenere intatto per le generazioni future.

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