A distanza di pochi giorni due editorialisti del Corriere di Rimini si sono espressi sul tema del nuovo parco eolico che ha iniziato, apparentemente da poco, in realtà da molto di più, il proprio cammino per essere realizzato. Due prese di posizione per ragioni diverse a favore e al contempo critiche nei confronti della decisa presa di posizione che come sezione riminese di Italia Nostra insieme direzione nazionale abbiamo preso, ma che – speriamo di sbagliarci per disattenzione – non abbiamo visto sulle stesse pagine. È del tutto ovvio che nessuno – tantomeno una associazione strutturalmente ambientalista come Italia Nostra – può sottrarsi ai temi della sfida energetica e delle energie sostenibili e rinnovabili, tutt’altro. Il tema qui e ora è un altro: qual è il prezzo che tutta la comunità riminese è chiamata a pagare di fronte a quest’opera che sta sorgendo davanti alla spiaggia di Rimini? Ovvero come si potrà convivere con 59 aerogeneratori alti all’apice della pala eolica 215 metri, il doppio del grattacielo di Rimini che si staglieranno sull’orizzonte del mare con una selva di impianti, già a 10 km dalla battigia quando la piattaforma più vicina, quella così ben visibile dalla costa anche se isolata, è a 17 km. Seguendo il filo dei ragionamenti – diversi – di Affronte e Natalini dovremmo rassegnarci, magari perché forse in un futuro prossimo ci accorgeremmo che quelle strutture industriali, destinate ad avere una vita limitata nel tempo a 30 anni prima di essere demolite, forse ci piaceranno e contribuiranno ad attirare turisti per la nostra struttura economica. “Non credo sia forzato affermare – scrive Natalini – che le pale eoliche siano diventate ormai una parte costitutiva, e visibilmente gradevole, del paesaggio marino del mare del Nord.” Se volessimo giocare sul filo dell’ironia già ci immaginiamo le copertine patinate di Bell’Italia e simili, italiane ed estere, pubblicare, per raccontare della bellezza della nostra Riviera, una bella foto dove lo skyline di 59 pale eoliche sul mare che si stagliano contro il sole nascente anziché le solite banali e bellissime spiagge e mari sardi, siciliani, croati, greci. Ma davvero, sinceramente, possiamo giocare così, alla roulette il futuro della nostra gente e dei nostri figli? Pensiamo davvero di poter essere attrattivi nei confronti degli altri luoghi che fanno dell’incontro tra uomo e natura il loro biglietto da visita e il loro appeal? Loro spiagge bellissime da cui lo sguardo si perde nell’infinito del mare, noi con le pale eoliche. Terribile! Quello che si sta progettando di realizzare – il Sole24ore proprio ieri scriveva “La provincia è d’accordo.” – sarà il parco eolico off shore più grande del Mediterraneo oltre che, attualmente, l’unico. Italia Nostra ritene che la realizzazione di una infrastruttura così drasticamente impattante col paesaggio pregiudicherebbe per sempre e in modo gravissimo l’attrattività turistica della nostra Riviera, con grave danno per tutti, dai riminesi, ai turisti, alle strutture ricettive, dell’accoglienza e della pesca che dalla bellezza del nostro mare traggono vantaggi. E’ ovvio che sull’altro piatto della bilancia è ben poca cosa, come scrive Affronte, che “la realizzazione di parchi eolici possa in alcuni casi essere considerata un miglioramento dell’ambiente marino, grazie all’aumento della produttività biologica che ne consegue” o che “a questo si aggiungono altre possibilità da esplorare; ne accenno due: un turismo mirato che conduca i turisti a visitare il parco eolico, con informazioni sul mare, gli ecosistemi, la tutela, eccetera. La produzione di cozze di qualità: su ogni palo ne possono crescere fìno a 1-2 tonnellate all’anno, in acqua alte e pulite.” Ancor meno che si possa far conto su royalty compensative del danno che dovremo subire come sembra pensare la Provincia. Per questo è importante che ora, adesso perché i tempi sono strettissimi, tutto il tessuto sociale, imprenditoriale e istituzionale valuti a fondo questo percorso, da noi considerato un pericolo mortale. L’ambiente, la bellezza di un territorio sono beni inalienabili specie per chi in loro nome si propone sul mercato globale del turismo e, al solo visionare l’impatto inquietante dei rendering pubblicati col progetto, ci sembra lampante come questa infrastrutturazione metterebbe la pietra tombale sulle prospettive nostre ma soprattutto delle generazioni future.

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