La Riviera di Rimini è bella, anzi bellissima! Ed è per questo che è dopo Bolzano la prima provincia in Italia per Pil turistico pro capite, calcolato in oltre 16 miliardi di euro in Regione, 9 dalle province della Romagna, 3,5 miliardi di euro, due terzi dei quali di valore diretto e un terzo sull’indotto. Un comparto d’assoluto valore dovuto proprio alla bellezza del proprio territorio e del proprio mare.

Ora, di fronte alla minaccia per la bellezza del nostro mare – quella che alla fine di una giornata sulla spiaggia ti fa sentire felice e in pace con il mondo – rappresentata dalla realizzazione dell’impianto industriale eolico sul tratto frontistante il nostro litorale scendono in campo i pezzi da 90 di Legambiente che, uno di Palermo, uno di Roma, nel loro lungo commento sul Corriere di Romagna ci fanno notare nella riga e mezzo scarsa con cui stralciano il tema: “difficile immaginare anche un solo turista che evita la Romagna per dei mulini a vento quasi invisibili dalla spiaggia”. Scrivono proprio così Roberto della Seta e Francesco Ferrante, per lungo tempo rispettivamente Presidente e Direttore generale di Legambiente nazionale per poi proseguire nelle file del PD una carriera come senatori. Delle due: o non conoscono il progetto e il territorio – ma come si fa ad affermare in tutta coscienza che dalla spiaggia non si vedono 59 strutture in perenne movimento alte 235 metri, come e più del promontorio di Gabicce – ed allora ha pienamente ragione il Presidente della Regione Stefano Bonaccini quando in altro contesto ha recentemente affermato “ho l’impressione conosciate molto poco il progetto e conosciate molto poco il territorio riminese”. E così, mentre i nostri competitor come la Regione Trentino Alto Adige promuove il proprio appeal turistico acquistando sul Corriere della Sera una doppia pagina in cui con montagne, laghi, ciclisti tocca il desiderio di immersione nella natura e nella bellezza del paesaggio, qualcuno lavora affinché il nostro mare, quella “riga lunga e blu” di Tonino Guerra, diventi come ha detto l’assessore al Turismo dell’Emilia Romagna Andrea Corsini “più che un mare una foresta” ma non di alberi bensì di ferro e carbonio. Un sospetto ci attanaglia. Non vorremmo che qualcuno consideri il nostro territorio così fortemente compromesso e così degradato da essere irrilevante la presenza del più grande impianto industriale eolico del Mediterraneo come sembra avanzare, sempre sulle pagine del Corriere di Romagna il romagnolo ma di Lugo Paolo Galletti, della Federazione dei Verdi di Romagna, che candidamente, dopo aver ricordato la genesi del verbo “riminizzare”, il traffico automobilistico caotico della riviera, le piattaforme a mare, l’erosione delle spiagge, il traffico navale di idrocarburi, le fogne che scaricano in mare e l’inquinamento dall’agricoltura, afferma letteralmente “sembra invece che la proposta di installare pale eoliche avvenga in una specie di eden incontaminato, quasi in un film di Walt Disney.” Non saremo un eden incontaminato ma neppure un immondezzaio dove fare affari che nessuno vuole perché noi, con le parole di Tonino Guerra, crediamo che tutti “abbiano bisogno di nutrirsi d’infinito e l’infinito di tutti noi romagnoli è il mare”.

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