Isteroscopia, uno sguardo profondo al centro riproduttivo femminile

Non solo un accertamento diagnostico, ma anche un metodo di intervento chirurgico all’avanguardia: «L’isteroscopia ha cambiato l’approccio ad alcune patologie uterine – spiega il dottor Filippo Ferrara, ginecologo del reparto di ginecologia e ostetricia dell’Ospedale di Ravenna con incarico qualificato di chirurgia pelvica di alta complessità – e ha dato una svolta allo studio dei sanguinamenti uterini. Permette di fare diagnosi precise ed accurate e inoltre di intervenire chirurgicamente in maniera mininvasiva».

Si tratta di un esame endoscopico che si svolge ambulatorialmente: «Con un piccolo strumento dotato di una fonte luminosa, un carrello chirurgico e di una telecamera si arriva tramite la vagina e il canale cervicale all’interno dell’utero e ciò consente di diagnosticare o di escludere varie patologie». Tra queste, si prendono in considerazione patologie congenite e acquisite: «Per quanto riguarda le prime, esistono dismorfismi uterini, come l’utero setto, bicorne, didelfo, alcune delle quali potrebbero ostacolare o impedire una gravidanza. In alcuni casi non si può intervenire, come in quello bicorne, ma in altri come l’utero setto, invece, può essere trattato sempre per via isteroscopia ma con una sedazione».

Molte le patologie acquisite: «Possono essere presenti delle patologie endocavitarie come polipi e miomi, oppure sinechie post infettivi o post chirurgiche, o ancora ritenzione di materiale placentare post partum».

Un grande passo avanti rispetto all’epoca pre-endoscopica: «Senza produrre nessun taglio e nessuna ferita cutanea, l’isteroscopia trova applicazione in vari ambiti, dalla prevenzione oncologica alla ricerca delle cause della poliabortività».

L’isteroscopia è un metodo semplice e indolore: «Nell’immaginario collettivo delle donne si tratta di un esame doloroso, ma di fatto non è così. È di solito ben tollerato, il discomfort è sovrapponibile a quello di una mestruazione ed è legato esclusivamente al passaggio dello strumento nella cavità e alla sua distensione».

Per procedere con l’indagine si utilizza, infatti, un mezzo di distensione: «Generalmente si usa la soluzione fisiologica che permette la distensione dell’utero, che da cavità virtuale (immaginiamo una cornamusa che si distende con l’aria) diventa una cavità reale, della quale se ne può valutare la morfologia e le eventuali irregolarità interne».

Lo studio della cavità uterina mediante la procedura isteroscopica è fondamentale anche per intervenire tempestivamente in caso di malformazioni o di formazioni anomale: «Con l’isteroscopia si possono realizzare veri e propri interventi chirurgici, come l’asportazione di polipi, sinechie o miomi sottomucosi fino a 3 centimetri circa. L’aspetto forse più importante è che permette l’esecuzione di biopsie mirate dell’endometrio con ottenimento di fini e precise diagnosi evitando interventi maggiori inutili o definendone la giusta indicazione quando necessario, tutto ciò senza anestesia e in ambito ambulatoriale».

Si tratta di un esame di secondo livello: «Si arriva all’isteroscopia dopo una visita ginecologica e dopo un’ecografia transvaginale, passando da un’immagine ricostruita a una diretta».

Gli utilizzi come detto sono innumerevoli: «È efficace nel rimuovere le spirali senza filo di repere o mal posizionate, nel follow-up di alcune patologie endometriali anche in presenza di spirali e in tutte le situazioni in cui si voglia studiare la cavità uterina, ma il principale e più noto utilizzo rimane lo studio dei sanguinamenti anomali uterini. Permette, cioè, di eseguire agevolmente una biopsia uterina mirata e di conseguenza diagnosticare anche forme molto precoci di tumore endometriale».

Infine, un ambito dove l’isteroscopia ha trovato molto consenso è la diagnosi e il trattamento dell’istmocele.

Negli ultimi 20 anni, a causa dell’aumento dei parti cesarei, grazie all’isteroscopia, è stata messa in evidenza la diagnosi di istmocele. Si tratta di una patologia a livello dell’istmo uterino, che si manifesta con uno sfiancamento millimetrico della cicatrice uterina da taglio cesareo, e che crea una estroflessione della stessa simile a un piccolissimo diverticolo, la quale fungendo da serbatoio di parte del flusso mestruale, determina un sanguinamento (spotting) anomalo e/o dolore, specie durante i rapporti sessuali. In questi casi, una volta posta la diagnosi, se la paziente è sintomatica si interviene con uno strumento intermedio tra l’isteroscopio diagnostico ed il classico operativo (resettare), cioè con un mini-resettore che permette di lavorare nel canale cervicale, in maniera ancora più precisa e sicura e senza necessità di dilatazione meccanica del canale cervicale.

Insomma, quello che si ha con l’isteroscopia, lo potremmo considerare uno sguardo attento e discreto nel cuore del centro riproduttivo della donna: l’utero.

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