Isola delle Rose, l’incredibile storia. Ora Netflix produce il film

RIMINI. I primi sopralluoghi nel 2017, quando gli sceneggiatori vennero a Rimini per incontrare gli autori del documentario e del libro Isola delle Rose. La libertà fa paura. Poi regista Sydney Sibilia e produttore Matteo Rovere (quelli della saga di Smetto quando voglio) sono stati impegnati in altri progetti, ma ora il film è davvero entrato nella fase di realizzazione e, in più, con una nuova coproduzione internazionale, quella del colosso Netflix, subentrato a Rai Cinema: «Anche se le riprese sono appena iniziate volevamo dirvelo perché ecco sì, siamo veramente euforici».

A Roma e a Malta
Le riprese sono cominciate sul set a Roma il 16 settembre; ora il cast è da lunedì a Malta, «la Hollywood del Mediterraneo», location che attira ogni anno numerose produzioni cinematografiche e televisive (per citarne alcune: Il gladiatore di Ridley Scott, Troy con Brad Pitt o l’ultimo Assassin’s creed). La Malta Film Commission è nota infatti tra gli addetti ai lavori perché offre la possibilità di girare con facilità scene ambientate in mare aperto, grazie ai grandi bacini d’acqua artificiali creati allo scopo: e proprio in questi bacini è stata ricostruita l’Isola riminese.
Le riprese e il cast
Per dieci settimane la troupe del film L’incredibile storia dell’Isola delle Rose (questo il nome della nuova produzione) si sposterà da Roma a Malta, da Rimini a Bologna. Il protagonista Giorgio Rosa è interpretato da Elio Germano, affiancato da Matilda De Angelis, Fabrizio Bentivoglio, Luca Zingaretti, François Cluzet (quello di Quasi amici), Thomas Wlaschiha (il Valar Morghulis di Game of thrones), Leonardo Lidi, Alberto Astorri, Violetta Zironi, Fabrizio Rongione e Andrea Pennacchi.

La vicenda
Una storia ai limiti dell’incredibile, che per un’estate – quella del 1968 – monopolizzò l’attenzione dei media nazionali e internazionali, per poi sparire per quasi mezzo secolo, fino a tornare a far parlare di sé 40 anni dopo.
Un ingegnere bolognese, Giorgio Rosa, decide di costruire una piattaforma al largo di Rimini, in acque (allora) internazionali. Il 1° maggio 1968 ne dichiara l’indipendenza, dando vita a uno Stato autonomo con lingua (esperanto), inno (dall’Olandese volante di Wagner), francobolli, costituzione e governo formato da amici e parenti: la Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose o Insulo de la Rozoj.
Tutti ne parlano, ma il diritto internazionale è ancora un po’ vago e lo Stato italiano non sa che pesci prendere. Fino alla decisione finale: l’Isola (in realtà una piattaforma di 20 metri per 20) va minata e affondata, cosa che accade – dopo regolare processo e pagamento delle spese – nel febbraio del 1969. Giorgio Rosa, affranto, non ne parlerà più per 40 anni.
I precedenti
Sull’Isola delle Rose sono stati scritti libri, girati documentari, messe in scena pièce teatrali. Ma per quarant’anni il ricordo dell’Isola delle Rose rimane in fondo all’Adriatico, al largo di Rimini. Poi, piano piano, torna a galla. Infatti questa storia davvero singolare sarebbe finita nel dimenticatoio se, nel quarantennale dell’evento, Andrea Rossini del Corriere Romagna non fosse tornato a scriverne. Per la prima volta nel 2008 l’anziano Giorgio Rosa accetta di parlare con il giornalista della sua avventura finita male. Poi un gruppo di cineasti riminesi (Stefano Bisulli, Vulmaro Doronzo, Roberto Naccari e Giuseppe Musilli, ovvero l’associazione Cinematica) decide che il soggetto merita attenzione. Seguono mesi di ricerche, colloqui e interviste con i protagonisti ritrovati. Ne nascono un documentario e un libro, Isola delle Rose. La libertà fa paura (Nda/Interno 4). Il film gira l’Europa e i festival, da Amsterdam a Glasgow fino a Montevideo; i giornali e le tv si buttano a pesce sulla vicenda, l’Isola d’improvviso torna d’attualità.
Ricominciano anche le ricerche subacquee, fino a quando i resti dell’Isola vengono ritrovati dai sub dell’Albatros. Nel 2013 persino Walter Veltroni incontra a Rimini gli autori del documentario e pubblica per Rizzoli il romanzo L’isola e le rose.

Il figlio
Lorenzo Rosa, unico figlio di Giorgio (Bologna, 1925-2017), è in contatto con il produttore Matteo Rovere, anche se non è coinvolto direttamente nella sceneggiatura, firmata dallo stesso Sibilia con Francesca Manieri.
Lorenzo, è contento della scelta del cast? Elio Germano interpreterà suo padre.
«Non lo conosco ma non mi pare gli somigli – risponde l’erede dell’ingegnere –, comunque non so se il film rifletterà la realtà, vedremo, io non ho voce in capitolo».

Il produttore
Dichiara Matteo Rovere: «Questo film è un progetto unico, ambizioso, non solo perché racconta una pagina fondamentale del nostro Paese che sono in pochi a ricordare, ma perché lo fa tirando in ballo ideali e argomenti universali. Una storia di libertà, fratellanza, partecipazione, che non può che parlare a tutti. È per questo che siamo orgogliosi di aver trovato un partner internazionale così importante, che ha deciso di sostenere un film complesso e di dimensioni viste raramente nel nostro Paese. Con Netflix abbiamo garanzia di qualità e diffusione internazionale. Possiamo parlare al mondo, certi che il mondo si riconoscerà in questa storia tutta italiana, e ne sarà conquistato».
Aggiunge Teresa Moneo di Netflix: «Siamo davvero emozionati di lavorare con Sydney, Matteo e tutto il team di Groenlandia e di poter dare vita alla loro visione ambiziosa e affascinante. Siamo entusiasti che un progetto di queste dimensioni venga dall’Italia e siamo sicuri che questa storia così universale possa piacere agli spettatori di Netflix in tutto il mondo».
Un viatico niente male, e una bella promozione, si spera, per la città di Rimini. V.B.

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