Isola delle Rose: cosa c’è di vero nel film Netflix?

Sul finire del 2020 lo batteva solo The midnight sky, di e con George Clooney, e fino a ieri è rimato solido nella top ten di Netflix. Continua a macinare visioni L’incredibile storia dell’isola delle rose di Sydney Sibilia, ancora tra i film più visti del colosso dello streaming in queste festività natalizie.

Effetto collaterale del successo della nuova commedia dell’autore di Smetto quando voglio, è la curiosità riesplosa dopo anni intorno alla reale vicenda che ebbe per protagonisti, nella Rimini degli anni Sessanta, l’ingegnere bolognese Giorgio Rosa e la sua piattaforma costruita al largo dell’Adriatico, in acque internazionali.

Il documentario

Regista, sceneggiatori e produzione del film (la Groenlandia di Sibilia e Matteo Rovere) si sono presi infatti (nulla di male) parecchie licenze narrative nel ricostruire la storia dell’Isola delle Rose per trasformarla in un prodotto che rispondesse ai canoni della commedia. Come hanno potuto constatare tutti coloro che, dall’uscita del film (lo scorso 9 dicembre), sono andati a ripescare il documentario realizzato nel 2008 dal gruppo riminese- santarcangiolese Cinematica (Stefano Bisulli, Vulmaro Doronzo, Giuseppe Musilli e Roberto Naccari), e il libro scritto dal giornalista Musilli. Parlano da sole le visualizzazioni del documentario L’Isola delle Rose. La libertà fa paura, che si rintracciava fino a pochi giorni fa sul web ma è anche in commercio nel cofanetto dvd più libro rieditato da Interno4 Edizioni nel 2018: in pochi giorni sono passate da poche centinaia a circa centomila (fino al 6 gennaio è visibile anche su Docacasa.it).

Libro e documentario, con la voce narrante affidata all’attrice Nicoletta Fabbri e le musiche originali di Marco Mantovani, furono realizzati in seguito a un minuzioso lavoro di ricerca in giro per l’Italia e l’Europa, con interviste ai testimoni e ai protagonisti della vicenda, tra cui lo stesso Giorgio Rosa. «Personaggi così a tutto tondo che erano già perfetti per un film» ha osservato Roberto Naccari.

Licenze narrative

La commedia targata Netflix ne ridefinisce in realtà non poche caratteristiche. Partiamo dall’ingegner Rosa. Nel film di Sidney Sibilia, interpretato da Elio Germano, è un giovane fresco di conseguimento del titolo professionale che corteggia tra timidezze e goffaggini la sua bella (Matilda De Angelis): il prototipo della brava ragazza, laurea in Giurisprudenza e insegnante di Legge, che solo dopo parecchie esitazioni si lascia conquistare da quell’ingegnere che per i propri gusti di ragazza borghese mostrava idee un po’ troppo strambe. Gli autori del film la “utilizzano” e trasformano, peraltro, in una sorta di novella Beatrice che ispira la svolta idealistica e romantica del progetto (fare dell’isola uno Stato indipendente e non una banale discoteca). Nella realtà, Giorgio Rosa (che si laureò in Ingegneria nel 1950) e Gabriella Clerici erano già sposati quando iniziò la progettazione e la costruzione dell’isola. Il matrimonio era avvenuto nel 1960 e già pochi mesi dopo venne costituita dai due coniugi la Spic, Società per iniezione cemento attraverso la quale si darà avvio al progetto di impiantare una piattaforma in mare. Nel 1961 nasce tra l’altro il figlio della coppia, Lorenzo, che nel film non compare. Compaiono invece i genitori dell’ingegner Rosa che in realtà all’epoca erano già deceduti.

Corrisponde al vero la realizzazione da parte dell’ingegnere di un’auto costruita tutta da sé con pezzi di ricambio e la tappezzeria presa da un divano di famiglia. È al contrario invenzione totale, nel film, il personaggio dell’amico Maurizio Orlandini (interpretato da Leonardo Lidi): il classico attore “spalla” delle commedie.

Niente feste

Invenzione sono anche le feste, il radunarsi di gioiosa gioventù sull’isola. In realtà sulla piattaforma, nei 55 giorni di esistenza del proclamato Stato indipendente, non furono in molti a salire e soprattutto ad abitarci. Lo stesso Giorgio Rosa vi si recava di rado. Vi si stabilirono invece il custode Pietro Bernardini (uomo di fiducia dell’ingegnere) e una giovane coppia di riminesi, Franca Serra e il marito Luciano Ciavatta, incaricati di allestire il bar, i negozi e l’ufficio postale.

Un progetto turistico

L’idea che era maturata col tempo era infatti quella di «creare un polo turistico, un obiettivo che sicuramente avevamo centrato – dichiarò lo stesso ingegner Rosa agli autori del documentario – Già durante gli ultimi due anni della costruzione, nel ’67 e nel ’68, tutta la riviera romagnola aveva guardato con interesse alla nostra impresa».

Rosa aveva in effetti visto giusto: nel giro di poco tempo dalla sua comparsa, la piattaforma era entrata a far parte delle attrazioni che i gestori delle numerose motonavi turistiche presenti sulla costa romagnola, da Cattolica a Cesenatico, proponevano quotidianamente ai turisti: imbarcazioni come la Super Tayfun di Bellaria andavano anche tre volte al giorno a portare i turisti a vedere la piattaforma sulla quale però non si poteva, né era agevole, salire in molti.

Lo ricorda oggi lo stesso Rudy Neumann, il tedesco che nel film è il belloccio interpretato da Tom Wlaschiha, che arriva dal cast della serie tv Il trono di spade.

Il ruolo di Neumann

Neumann nella realtà fu colui che venne designato ambasciatore dell’Isola delle Rose. Netflix è andato a ripescare il vero Rudy in Germania, dove ritornò a vivere dopo avere vissuto in Riviera tra gli anni Cinquanta e Sessanta (a Cervia aveva ideato una gara di sci nautico tra Italia e Slovenia che calamitò non poche attenzioni). In un video su Youtube Neumann conversa in tedesco con il Rudy del film che a un certo punto gli chiede delle comitive di persone che si recavano sull’Isola: «Sull’Isola non si poteva salire in molti» spiega, sottolineando che però era vero che «arrivavano a centinaia, a migliaia, c’erano barche ovunque e io stesso che arrivavo in sci nautico certe volte facevo fatica a salire».

Leone e Zingaretti

Sul versante delle istituzioni rappresentate nel film, rinviano chiaramente all’allora primo ministro Giovanni Leone e al ministro degli Interni Francesco Restivo i personaggi interpretati rispettivamente da Luca Zingaretti e Fabrizio Bentivoglio, mentre è un artificio narrativo la testimonianza di Rosa al Consiglio d’Europa, a Strasburgo, con cui gli autori fanno iniziare il film. I ricorsi furono al Consiglio di Stato e vennero persi.

La demolizione

Si arrivò quindi alla demolizione dell’Isola delle Rose, nell’inverno del 1969 a opera di otto guastatori della Marina guidati dal capo incursore Tiberio Moro, dopo che già il 25 giugno 1968 mezzi navali di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza avevano posto sotto sequestro la piattaforma.

«I Mas – scrive Musilli nel libro, ora anche ebook – ormeggiano le loro imbarcazioni e salgono di soppiatto sulla piattaforma. Un blitz in piena regola, con un dispiegamento di forze esagerato, visto tra l’altro che quella mattina l’unica persona che si trova sull’isola è Pietro Bernardini». Niente bombardamenti da parte dell’Andrea Doria, come si vede nel film. Franca Serra e il marito non sono sulla piattaforma, né tanto meno Rosa e la moglie o Neumann. L’ingegnere e alcuni amici effettuano anche due tentativi di raggiungere l’isola. Ma «richiamandosi alla convenzione di Ginevra che stabilisce che “l’alto mare è aperto alla navigazione di tutti gli Stati e nessuno può pretendere di sottometterne una parte qualsiasi alla sua sovranità”, in autunno il Consiglio di Stato emette la sua sentenza definitiva: l’isola va distrutta».

Ben 527 chili di tritolo, 50 di plastico e 2000 metri di miccia detonante non basteranno a far scomparire i nove solidi pilastri brevettati da Rosa: sarà una mareggiata durata alcuni giorni, a febbraio, a far scomparire per sempre nell’abisso l’Isola delle Rose.

Una curiosità

A rispolverare la storia incredibile dell’Isola delle Rose, nel 2008, fu proprio un giornalista del Corriere Romagna, Andrea Rossini che, a 40 anni dall’invasione, raccontò sulle pagine del giornale questa vicenda davvero singolare, e fino ad allora del tutto dimenticata anche a Rimini. Dopo l’articolo e la prima intervista a Rosa, i riflettori tornarono ad accendersi sull’Isola.

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