Isola dell’Amore, la più vicina alla Romagna, poesia sotto il faro

Il lato dell’isola opposto al mare

GORO. L’isola più vicina alla Romagna? Bella domanda… Per un breve periodo, tra il 1967 e il 1969, si poteva dire: l’Isola delle Rose! Sì, la micronazione creata dall’ingegnere bolognese Giorgio Rosa era posta appena fuori dal limite delle acque territoriali che all’epoca era di sei miglia (oggi è di 12), nel tratto di mare compreso fra Rimini e Bellaria. Ma adesso? Scordatevi Sansego o Lussino o qualsiasi altra isola dell’arcipelago croato. La più vicina isola per chi abita in Romagna è l’Isola dell’Amore (tra l’altro unica isola in Emilia-Romagna) e anche in questo caso abbiamo a che fare con un signore bolognese.

La sfida dell’imprenditore bolognese

Erik Scabbia

Il suo nome è Erik Scabbia, 56 anni, amante del mare e imprenditore nel settore degli arredamenti che in passato ha lavorato molto all’estero: Stati Uniti, Germania, Iraq… La prima volta che mette piede sull’isola, una quindicina di anni fa, si innamora di quest’angolo di paradiso dove un vecchio faro e una lunga spiaggia decorata di tronchi guardano l’orizzonte adriatico. In barca o col gommone torna spesso all’isola finché un giorno, nel 2016, non trova più il baretto che rifocillava pescatori ed escursionisti. Era scaduta la concessione demaniale e nessuno l’aveva rinnovata. «Mi sono detto: che peccato! Ho pensato che se quel posto l’avesse preso in mano un bolognese o un romagnolo con un po’ di spirito imprenditoriale sarebbe diventato un luogo fantastico».

E così, dal pensare al dire e dal dire al fare (o meglio al faro)… ci mette due secondi e parte lancia in resta per il nuovo sogno, il nuovo progetto. D’altra parte la società di cui è presidente non a caso si chiama “Dieci cento mille pensieri srl”.
Inizia così un lungo periodo di progetti, pratiche, autorizzazioni, via libera… Ci si mette di mezzo anche il covid. La partenza ritarda ma il tenace Erik non molla e il 29 maggio di quest’anno riesce finalmente a inaugurare la nuova isola. «É stata una sfida enorme. Nella cerimonia ho detto a tutti i presenti che ho perso sì qua e là qualche battaglia, ma alla fine la guerra l’ho vinta!».

Il faro è alto 22 metri e risale al 1950

Il faro al tramonto

Il faro, gestito dalla Marina Militare (periodicamente viene un farista per la manutenzione) è stato restaurato. É alto 22 metri e fu costruito nel 1950 per sostituire la vecchia lanterna ottocentesca. La casetta adiacente (che una volta ospitava il guardiano) è diventata un albergo di cinque stanze matrimoniali con bagno. Ora ci sono anche un ristorante con 60 coperti che vuole esaltare i prodotti ittici locali, una spiaggia organizzata con ombrelloni e lettini, un beach bar e un pontile per le barche sul lato protetto dalle onde che guarda verso la terraferma, dove Scabbia vuole portare acqua e luce per accogliere fino a una dozzina di barche e sviluppare forme di campeggio nautico.

Una riserva naturale dove fare birdwatching


L’isola è lunga circa 5 chilometri e larga fra i cento e i 400 metri. Solo una piccola parte però è adibita a zona balneare. Il resto è riserva naturale dove si può camminare ma non si può bivaccare. Viene anche chiamato scano, un tratto di spiaggia con sabbia finissima frutto del deposito alluvionale e proteso verso il mare.
Da queste parti, fra sabbia, canneti, tamerici, olivelle, si vedono passare cigni, aironi rosa, beccaccine di mare, fratini e persino tartarughe caretta caretta. C’è anche una torretta per fare birdwatching. Ma basta appostarsi dietro qualsiasi cespuglio per osservare la natura selvaggia. Non solo gabbiani.
Il faro è sul lato dove scorre il Po di Goro. Sulla sponda veneta c’è il punto di imbarco del Bacucco (con piccolo parcheggio) da dove lo stesso Erik fa avanti e indietro col battello per trasportare i visitatori dalle prime ore del mattino fino a mezzanotte e oltre se ha degli ospiti a cena. Ma all’isola ci arrivano anche altre barche che imbarcano passeggeri da Goro, Gorino e Porto Garibaldi.


Non pensiate all’isola solo come meta estiva. «Ogni stagione ha il suo perché», dice convinto l’imprenditore bolognese, «per questo teniamo aperto tutto l’anno, anche se a gennaio chiuderemo per un po’ giusto per prendere un po’ di fiato (e per trovare un po’ di tempo per stare in famiglia). L’autunno ha delle giornate fantastiche. In questi giorni nella sacca ci sono ottocento aironi rosa». La Bora porta i cavalloni. Il Garbino ravviva i colori. La nebbia avvolge tutto in un’atmosfera magica. La natura all’Isola dell’Amore indossa tutti i suoi vestiti.

L’arrivo degli stranieri


Quest’estate al faro si è visto anche qualche vip. E poi turisti italiani ma anche stranieri. «Soprattutto inglesi e tedeschi, perché sono innamorati dei fari. Sì, la stagione è andata bene. Considerando che non avevamo avuto nemmeno modo di fare pubblicità siamo convinti che il 2022 andrà alla grande».
Una delle domande più ricorrenti: perché il nome Isola dell’Amore? «Qui siamo fra storia e leggenda… Ma l’ipotesi che gira più spesso è che negli anni Cinquanta e Sessanta in quest’isola arrivavano i ragazzini goranti e gorinanti (abitanti di Goro e Gorni, ndr) per fare l’amore con le ragazzine. All’epoca non c’erano i soldi per il motorini e men che meno per l’auto. Ma un barchino te lo regalavano e così ti dirigevi verso lo scano».

Sito internet: https://www.ilfarodigoro.it/

Tel.: 0533.778608

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