Isabella Bordoni all’Archivio di Stato di Rimini

Un portoncino in legno scuro, finestrelle serrate dalle inferiate. Stretto tra la piazzetta San Bernardino e l’omonimo vicolo, il palazzo dell’Archivio di Stato di Rimini è di quegli edifici all’apparenza muti. Svuotati di memoria, dimenticati, quasi assegnati all’indifferenza dello sguardo. Eppure carico di storia, pubblica e privata. Ad interrogarne le mura, i silenzi e le voci che si sono negli anni susseguiti al suo interno, è ora il progetto Fortuna_ memorie minori di Isabella Bordoni che ha intrecciato memorie personali al racconto di un luogo che è stato, nei decenni, tante cose: convento, deposito tessile, rifugio antiaereo, stazione radio, caserma, magazzino di stoffe e, dal 1999, Archivio per la conservazione dei documenti prodotti dagli organi periferici dello Stato. Storie e storia transitata all’interno del palazzo prenderanno vita oggi pomeriggio (ore 18) con l’allestimento site-specific che sarà proposto al pubblico in un live per voce e… macchina da cucire.
Una data scelta non a caso. Il complesso architettonico di cui fa parte il palazzo che oggi ospita l’Archivio di Stato fu infatti semidistrutto a seguito del pesante bombardamento del 28 dicembre del 1943.
Realizzato grazie al finanziamento del bando regionale Memoria del ’900 e con il contributo del Comune di Rimini, il progetto racconta un pezzo di storia della città di Rimini, incontrando il ricordo, il trauma, il documentabile e il non-documentabile, assumendo anche la fragilità del ricordo come propria misura poetica.
«Questo edificio è un luogo della mia infanzia – racconta Bordoni –. Mia madre era sarta. Negli anni in cui il palazzo era aperto come magazzino tessile era frequentato dai sarti e sarte di Rimini». Magazzino tessile lo era stato anche in passato. Ci sono documenti del XIX secolo che attestano una richiesta come luogo di stoccaggio di tessuti per i poveri. Poi è stato sede militare. Ma anche radiofonica, «prima dei tedeschi, poi dei frati. Qui c’era infatti Radio Esperanto». Un forziere di storie quello che si è aperto. Grazie anche al coinvolgimento del proprietario del palazzo, avvocato Giorgio Tentoni, ma anche delle suore clarisse che abitano oggi l’attiguo convento. A “tessere” il racconto anche le testimonianze di Tiziana Cancellieri, oggi titolare del negozio Tessuti Morettin e il contributo di Cristiana Curreli, della sartoria ReeDoLab, che accompagnerà oggi la voce di Isabella Bordoni con la propria macchina da cucire.
Ingresso libero fino a esaurimento posti. Prenotazioni su www.eventbrite.it

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