Isabella Balena in mostra a Roma: l’intervista

Anche Isabella Balena partecipa al progetto di ricerca sul territorio: “Paesi, Valle dell’Aniene”, realizzato dall’associazione Donne Fotografe. Italian Women Photographers.
L’affermata reporter riminese che vive e lavora a Milano fa parte del gruppo di 14 fotografe chiamate dal Sistema museale territoriale Medaniene, grazie al bando “La cultura si fa sistema” della regione Lazio, a realizzare le immagini del lavoro fotografico sul territorio e sulle comunità della zona, esposte fino al 9 marzo nella sede prestigiosa della Nuvola di Fuksas all’Eur.
Le autrici, molto diverse tra loro per stile, tematiche e realtà lavorative, hanno liberamente interpretato il territorio, con l’intento di valorizzarne il patrimonio culturale e naturalistico. Il titolo, che intende mettere in luce il senso di comunità incontrato nel corso di questa loro esperienza, cita il libro “Un paese” che il fotografo Paul Strand e lo scrittore Cesare Zavattini realizzarono nel 1955 per Einaudi, inaugurando una nuova modalità di indagine e di ricerca.
In questa occasione viene presentata una selezione di 14 fotografie che fanno da anticipazione al corpo completo, che verrà esposto nei prossimi mesi e pubblicato in un catalogo. Quattordici scene per una suggestiva narrazione visiva, a cura di Lina Pallotta, mentre la rassegna fotografica è a cura di Marco Delogu.
Balena, quali emozioni e scoperte ha scelto di raccontare partecipando a questa mostra?
«Siamo state felici di contribuire a questo progetto perché si sposa perfettamente con l’idea che sta alla base di questo nostro gruppo, ovvero promuovere il lavoro delle socie e nello stesso tempo essere soggetti attivi per altri. Il senso di comunità e una propositiva voglia di fare che tiene insieme i paesi di questa parte del Lazio è la stesso che, a modo nostro, tiene insieme le fotografe. Il mio sguardo si è rivolto principalmente al fiume e al suo corso nella valle, insieme a immagini del borgo di Roviano, fotografato di sera in un’atmosfera suggestiva e quasi dark. È un privilegio avere l’opportunità di lavorare con libertà e una grande responsabilità affinché il tuo lavoro promuova il valore dei luoghi».
Come si è coniugato «il senso di comunità con la ricerca e l’esperienza sul campo»?
«Le 14 partecipanti, sul tema generale richiesto dai committenti, ovvero raccontare 8 paesi della valle, hanno scelto di seguire dei propri percorsi di indagine, dal paesaggio ai siti archeologici e storico-artistici, dai ritratti in senso quasi antropologico di giovani e meno giovani a una visione stilisticamente più artistica e simbolica».
Un progetto significativo di tutta l’attività dell’Associazione Donne Fotografe?
«Pensiamo che l’attenzione verso il territorio sia di fondamentale importanza in questo Paese, una risorsa economica fondamentale di rilancio di tanti luoghi stupendi e poco conosciuti o spopolati. L’occasione della mostra all’Eur, di cui ringraziamo Marco Delogu per l’invito e la collega Simona Filippini per l’organizzazione, è una piccola sintesi del progetto più ampio che proseguirà con una grande mostra nei mesi estivi insieme a un catalogo d’arte».

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