Irene Strazzeri: «Parità di genere: il pensiero politico è ancora patriarcale?»

RIMINI. Esiste una relazione tra i concetti di parità di genere e di società civile? La sociologa pugliese Irene Strazzeri analizza questo rapporto nel suo volume “Dal genere alla società. Cittadini, cittadine e famiglie” (Lampi di Stampa, 2018) e ne parlerà in dialogo con Ilaria Raimondi (Coordinamento Donne Rimini) e Claudia Cicchetti (Cgil) venerdì 19 aprile alle 17.30 nella sala della Cineteca comunale di Rimini, nel penultimo appuntamento del ciclo di incontri “Parla con lei. Sapienza contro violenza”.


Strazzeri, com’è nata la riflessione che è alla base del saggio?
«Il volume è stato scorporato da un lavoro più ampio sul femminismo dalle origini a oggi ma, poiché questo testo secondo me aveva aspetti molto innovativi e indipendenti dal resto, ho deciso di pubblicarlo anche singolarmente. In questa riflessione sono partita dal senso comune percepito, cioè dallo scarto che c’è tra i diritti riconosciuti alle donne e la realtà che ci circonda, in cui ancora registriamo discriminazione, violenza di genere, misoginia, disconoscimento del ruolo femminile nella società. Per capire questa lontananza tra fatti e norme ho interrogato il pensiero politico occidentale».


In che modo viene affrontata la questione?
«Il libro vuole esaminare due concetti, la parità di genere e la società civile, al fine di comprendere se e che tipo di relazione esista tra loro e quali vantaggi l’agenda femminista contemporanea possa trarre da questa relazione. La riflessione teorica sul legame tra questi due concetti è ancora insufficiente, nonostante negli ultimi decenni entrambi siano stati, in maniera diversa, ampiamente utilizzati nell’analisi e per la comprensione della realtà e delle dinamiche sociali. Attualmente, entrambi sono utilizzati indipendentemente da qualunque approccio teorico sociale che tenti di comprendere come siano strutturati gli spazi individuali, culturali, politici ed economici in Paesi e società differenti tra loro. La revisione del concetto di società civile, dall’Illuminismo scozzese in poi, mostra chiaramente l’impalcatura patriarcale in cui è inquadrato il pensiero politico occidentale. Una simile constatazione spiega il perché gli studiosi di politica non abbiano mai mostrato alcun interesse per il concetto di genere in relazione alla società civile. Dunque, entrando in questo ambito di ricerca, occorre porsi le seguenti domande: perché non si è pensato di connettere questi due concetti? Perché il femminismo e la teoria femminista, in primo luogo, non hanno preso in considerazione la possibilità che il concetto di società civile possa coniugare tra loro le numerose istanze sulla parità di genere? E perché gli studiosi di politica non hanno introdotto la nozione di genere nello studio del concetto di società civile e delle sue potenzialità?».


Che cosa ha dedotto da questa analisi?
«Ho capito che nella conquista dei diritti delle donne gli interlocutori principali sono sempre state le istituzioni e meno la società civile. I due aspetti invece avrebbero dovuto viaggiare sugli stessi binari. Soprattutto perché il discorso non deve essere autoreferenziale o inteso come particolare ma deve avere una rilevanza universale, che riguarda l’intera società e non solo le donne».


Cerca di dare anche qualche indicazione su come sia meglio procedere in questo senso?
«Sì, nella mia analisi non mi sono limitata a osservare la situazione, ma ho intrecciato le considerazioni fatte con quello che accade oggi. Alla luce delle conseguenze critiche della modernità, questa logica univoca di rapporto con lo Stato ha generato una sorta di concorrenza tra coloro che si occupano di progetti sociali per le donne, impoverendo talvolta il valore delle loro lotte. Io credo che sia arrivato il momento di recuperare il senso collettivo delle lotte del femminismo, di riprendere consapevolezza del “noi”, di un soggetto collettivo. Un impegno che deve prendere piede senza mettere in discussione le conquiste e le battaglie già portate a segno. Perché le leggi non riescono a permeare realmente nella società e nella quotidianità? È necessario che queste considerazioni alte vengano calate nella realtà. Non basta avere i diritti, ma ci vuole un lavoro sulla società.».
Ingresso libero.
Info: 0541 704545

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