“Io, turista bolognese triste per la morte di Marina di Ravenna”

Marina di Ravenna? A farla morire non sono state le feste in spiaggia, ma «un’ostentata miopia», quella di volerne fare la «spiaggia dei ravennati». La signora Maria Luisa Bertolini scrive con il cuore in mano della turista che ha vissuto la località balneare fin da bambina. Lei, bolognese, ha passato le estati a Marina di Ravenna, paese della madre. Dopo avere seguito con attenzione il dibattito sui cambiamenti attraversati dal paese pubblicato su queste colonne con le interviste a Vidmer Mercatali, sindaco del “modello Marina” della metà degli anni ‘90 e a Umberto Civenni, storico barista alle prese con le difficoltà vissute dal centro, la lettrice ha affidato a una lunga lettera la propria riflessione sull’evoluzione di Marina nel corso degli anni.

Il declino

Marina, scrive, «la conosco quasi meglio dei suoi abitanti. Negli anni ‘70, quando ero adolescente, c’erano tre locali da ballo, due cinema, una sala giochi affollatissima (d’accordo, impensabile oggi, nell’era di Internet) e ad ogni passo c’erano piccoli alberghi, anzi “pensioni” perché offrivano ai clienti la pensione completa, e dalle strade si udiva il vociare delle sale da pranzo illuminate. C’era il lusso del Park Hotel. Gli abitanti del luogo affittavano mensilmente le loro case. C’erano turisti provenienti da tutta Europa: tedeschi, svizzeri, francesi, incontrai persino qualche famiglia di americani».

Il declino sarebbe arrivato tra gli anni ‘80 e ‘90, sostiene la lettrice: «C’erano ancora le discoteche, ma gli hotel stavano già chiudendo. Aveva già iniziato a morire, e la sua morte è stata definitivamente sancita dalla costruzione del quartiere Marinara. A quel punto, il turismo a Marina è stato definitivamente bloccato, per far diventare Marina la spiaggia dei ravennati». Oltretutto, sarebbe stato l’orario prolungato dei bagni a sostituire «i classici villeggianti con orde di adolescenti che arrivavano ad affollare la spiaggia che arrivavano ad affollare la spiaggia in ore serali e fino a tarda notte per poi ripartire». Sarebbe stato questo il colpo di grazia per alberghi che non offrivano servizi per soddisfare le esigenze della domanda. «Ex albergatori a Marina – continua la missiva – mi hanno parlato di una persecuzione fatta di tassazioni esagerate che li ha tutti costretti a chiudere».

Marina vista oggi

Ecco lo scenario contemporaneo visto con gli occhi di una turista. Case in affitto per un mese «introvabili, perché vengono affittate a ravennati che le prendono per l’intera stagione, da maggio a settembre». La cosa si ripeterebbe anche nei due campeggi, dove «c’è un cospicuo numero di roulotte stanziali di ravennati». Attività che chiudono «senza venire rimpiazzate», riflesso della scomparsa dei villeggianti.

«È chiaro che il progressivo abbrutimento di Marina si inquadra in una filosofia del tipo così Marina è solo di noi ravennati, e di nessun altro», sentenzia la turista. E «in questa ottica, non è difficile inquadrare il successo dei bagni, che, nelle loro feste serali, pullulano di una clientela composta, oltre che da ravennati, da una massiccia ma effimera presenza di giovani che vanno e vengono in giornata da località vicine, o anche meno vicine, che se va bene riescono a fermarsi per il weekend (è forse questo, il “modello Marina”?), e se ne vanno senza lasciare traccia, se escludiamo le bottiglie di birra vuote disseminate lungo gli stradelli.

Introvabili pure gli ombrelloni, prosegue la lettrice, «affittati dai ravennati per l’intera stagione e spesso vengono lasciati vuoti; alcuni sono disponibili giornalmente, ma è impossibile affittarne uno per tre settimane o un mese, come il classico turista richiederebbe e sfrutterebbe appieno».

A chi dare la colpa

Un tempo, continua l’analisi, non ci sarebbe stata concorrenza tra stabilimenti e centro del paese. «Forse i giovani avrebbero preferito i bagni, e le famiglie il centro, ma non è detto: sarebbero comunque due possibilità parallele di passare le serate. Nella situazione attuale, che ho spero chiaramente esposto, è ovvio che i bagni, con le loro feste e il loro via-e-vai da Marina in serata, abbiano il predominio». E conclude, «io, però, sono anni che vorrei capirlo: ma chi ha bloccato il turismo a Marina? Le giunte comunali, l’ente del turismo, i sindaci, la politica locale? Non conosco altre località in cui sia stata fatta un’operazione del genere. Il turismo è una risorsa, eliminarlo è un suicidio. E dovesse mai trattarsi di una campanilistica “difesa del proprio territorio” sarebbe anche una meschinità».

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