“Io, riminese scampato alla morte sotto le bombe in Ucraina”

Un riminese sotto le bombe di Kiev: «Scampato alla morte per un soffio». A raccontare la sua odissea è Edoardo Crisafulli, scrittore, addetto culturale del ministero degli Affari esteri e direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Kiev (l’intervista completa sul Corriere Romagna in edicola)

Crisafulli, una manciata di giorni fa ha rischiato la vita, cos’ha pensato in quell’istante?

«Durante i bombardamenti missilistici mi trovavo sul treno che da Leopoli doveva condurmi a Kiev. In viaggio ho conosciuto un prete cattolico di origine greca che ha studiato in Italia. Mentre piovevano bombe mi parlava di Dio rasserenandomi. Così mi son detto: “Se deve capitare, ok, me ne andrò al creatore”. In quei momenti speri che non succeda, perché hai figlie e nipotini. Prenda me: ho 58 anni, non sono vecchio ma neanche tanto giovane. Eppure ero abbastanza tranquillo perché stavo lavorando per lo Stato italiano, facendo il mio dovere come tutti i connazionali, dai carabinieri ai nostri colleghi in ambasciata. Questa è la nostra carriera: dobbiamo stare sul pezzo e continuare a lavorare. Mentre esplodevano i colpi, andavo ad assistere a una coproduzione italo ucraina del regista Matteo Spiazzi con le coreografie di Katia Tubini alla presenza del nostro ambasciatore Pier Francesco Zazo. Il momento più toccante? Scoprire che uno dei ballerini del cast, conosciuto durante le prove, è morto combattendo per la libertà del suo popolo».

Quali sono le maggiori criticità?

«Saltano in continuazione Internet e la linea telefonica locale. Alcuni usano il powerbank, altri la sim italiana collegata ai satelliti ma la comunicazione resta la cosa più difficile. L’istituto italiano di Cultura che dirigo si trova momentaneamente a Leopoli, città dell’Ucraina occidentale vicina al confine polacco. Ma in generale la situazione è più complessa a Kiev dove alcune zone sono prive di Internet, energia elettrica e acqua. E il peggio è che fra una settimana arriverà il gelo. Quanto ai bombardamenti russi, si concentrano sulle infrastrutture energetiche ma nel giro di un giorno o due gli ucraini riescono a ripristinare la rete».

Ci sono scene che non dimenticherà mai?

«Risalgono entrambe al viaggio che ho affrontato qualche mese fa, all’indomani della guerra. Il primo: nonno e nipote che camminano fianco a fianco, l’uno col fucile da caccia, l’altro con la pistola, facendo quadrato per pattugliare le strade. L’altro episodio indelebile? Gli abbracci strazianti al confine prima che gli uomini tornassero a combattere dicendo addio alle compagne».

Ha raccontato l’orrore della guerra in un libro.

«S’intitola “33 ore. Diario di viaggio dall’Ucraina in guerra” ed è uscito un mese fa edito da Vallecchi, storica casa editrice fiorentina di recente rilevata da Manlio Maggioli, un imprenditore riminese molto capace e lungimirante. A credere nel mio progetto è stato il direttore editoriale Alessandro Bacci che ringrazio».

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