«Io picchiato e insultato perché gay, perseguitarmi non può essere legale»

Picchiato per aver baciato un ragazzo al Molo 9 Cinque di Cesenatico durante la Notte rosa. Dopo la bocciatura del disegno di legge Zan al Senato, Nicolò Del Greco, 22 anni, nato a Meldola e studente universitario a Londra, lancia un messaggio forte alla politica italiana.

«Un ragazzo che, forte del suo sentirsi dichiaratamente omofobo, si sente autorizzato ad attaccare, a offendere e a minacciare un altro ragazzo che non ha fatto assolutamente nulla, se non divertirsi come facevano tutte le altre coppie etero all’interno del locale, è un’immagine chiara di un’Italia che dimostra di avere ancora tanti passi da fare».

Cos’è successo quella sera?

«Sono andato a una serata con un paio di amiche. Serata che è andata bene finché non è iniziata una serie di attacchi omofobi. Il primo è avvenuto all’interno della discoteca ed è avvenuto perché stavo baciando un altro uomo: mi sono arrivati dei pugni, due sulla faccia e uno sullo stomaco. Lì per lì, preso da shock, sono andato direttamente dal buttafuori e ho richiesto aiuto. Il buttafuori mi ha aiutato per qualcosa come due minuti a cercare questa persona nel locale. Quando ha visto che non riusciamo a trovarla, si è semplicemente allontanato, mentre io con la mia migliore amica ho continuato a cercare all’interno del locale».

Poi?

«Inavvertitamente, ho rovesciato un bicchiere con del ghiaccio dentro e questo drink ha praticamente schizzato un altro ragazzo. Anche lui ha deciso di arrabbiarsi, e ha deciso di arrabbiarsi con me: ha iniziato a venirmi vicino con aria minacciosa, a insultarmi, a chiamarmi “frocio”, a dirmi che le avrei prese. Non sentendomi sicuro, sono uscito dal locale. Il ragazzo, con dei suoi amici, mi ha seguito e ha seguito la mia migliore amica, e ha continuato ad aggredirci verbalmente. Ho deciso di chiamare le forze dell’ordine e anche lì non è arrivato nessun aiuto, nel senso che l’unica cosa che mi è stata detta è stata di allontanarmi dal posto. Ho provato a dichiarare che comunque non mi sentivo sicuro, perché avrebbero potuto seguirmi, perché ero stato minacciato ed ero anche stato aggredito fisicamente, ma mi hanno detto che non avevano volanti disponibili».

La reazione dei presenti?

«C’è stata una totale mancanza di empatia. La gente osservava ma non aiutava. C’era addirittura chi rideva o insultava, fomentando la loro omofobia. Una cosa scioccante. Il risultato di tutto questo è stata la costrizione ad andarmene. Sono stato costretto a lasciare il locale perché non mi sentivo al sicuro è perché non c’è stato nessuno in grado di farmi sentire più al sicuro, come se fosse un mio problema il fatto di essere gay e di essere lì in quel momento».

Non era il primo attacco omofobo che subiva.

«Mi sono dovuto in qualche modo abituare a insulti, offese, gente che ti fissa quando scendi da un autobus, quando vai a fare la spesa o quando vai in qualche negozio. E gente che non solo ti guarda, ma che la senti giudicarti e criticarti solamente perché non rappresento un ideale di mascolinità che purtroppo è intrinseco nella mente degli italiani. Questo mi ha portato a dovermi confrontare giornalmente con insulti, offese, critiche e quant’altro. Ho dovuto fare un lavoro su di me affinché non sentissi più gli sguardi della gente, affinché potessi semplicemente andare oltre e non pensare se qualcuno mi chiamava frocio».

Cosa pensa della bocciatura del ddl Zan?

«L’Italia ancora una volta ha dimostrato di essere un Paese che non è pronto ad essere inclusivo nei confronti delle minoranze. E’ un Paese che ha dimostrato di essere gestito da una politica che chiaramente non funziona, perché è una politica che non solo lotta così ferocemente per togliere dei diritti ai cittadini, ma soprattutto una politica che esulta per averlo fatto. Questa per me è una vergogna sotto ogni aspetto».

Si è perso di vista il vero obiettivo?

«La politica vuol far passare il fatto che ci vuole la libertà di espressione, che la libertà di espressione è intoccabile. Quindi se uno dice “frocio” ma lo dice per sbaglio, senza cattiveria, va bene. E il ddl Zan, secondo alcuni, va a limitare anche questa libertà di parola. Ma è una follia. In un Paese in cui certe parole vengono ancora utilizzate come offesa, in cui la parola “frocio” viene ancora utilizzata per attaccare le persone, quello che la politica deve fare è mandare alla popolazione un messaggio chiaro: utilizzare queste parole, utilizzare violenza nei confronti di certi tipi di minoranze non va bene, perché va riconosciuto che queste minoranze vengono attaccate e subiscono violenza ogni giorno. Sul posto di lavoro, in famiglia, per la strada».

Tornerà in Italia?

«Tornare in Italia non è nei miei piani, perché so che l’Italia, e me lo dimostra ogni giorno, non è pronta. Qui a Londra posso fare ciò che voglio, vestirmi come voglio e la gente mi valuta in quanto persona che ha qualcosa da offrire».

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