Invia foto hard della donna contesa: nei guai 60enne ex carabiniere

Ha inviato al rivale in amore alcune foto che ritraevano la donna contesa distesa nel letto, nuda. Non una vendetta, bensì un modo per chiarire una volta per tutte che tra i due c’era una relazione e che “l’altro” si sarebbe dovuto fare da parte. Non aveva previsto, forse, che il destinatario dell’invio avrebbe mostrato le immagini alla diretta interessata, scatenandone la collera. Il fatto, avvenuto a cavallo tra estate e autunno del 2019, ha portato a quattro denunce presentate dalla donna, una ultra-trentenne residente a Ravenna, nei confronti di un 60enne, ex carabiniere residente nel Riminese. L’uomo, difeso dall’avvocato Maria Rivieccio del Foro di Rimini, deve rispondere di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, e ieri, difronte al giudice per l’udienza preliminare Andrea Galanti, ha scelto di discutere il rito abbreviato condizionato dall’audizione della persona alla quale, ormai due anni e mezzo fa, inviò quelle immagini. La parte offesa, invece, si è costituita parte civile con l’avvocato Paola Brighi.

Immagini cancellate

L’imputato non ha mai negato di avere trasmesso le immagini della donna all’altro uomo. Di tutte le fotografie di natura intima che aveva nel proprio telefonino, ne aveva scelte alcune scattate nel proprio letto, “tradendone” – secondo quanto contestato – la finalità; sarebbero cioè dovute restare nell’ambito della sfera relazionale tra amanti e non divulgate a una terza persona, a sua volta legata sentimentalmente con la stessa donna, seppure senza alcun vincolo coniugale.

Scoppiato lo scandalo, tra i due “litiganti” si erano paradossalmente distesi i rapporti. Tant’è che nell’udienza fissata per il prossimo settembre sarà proprio l’ormai ex rivale a essere sentito sulle circostanze del fatto. All’epoca avevano entrambi cancellato dalla chat di whatsapp le foto incriminate. Tuttavia, dopo la denuncia sporta dalla parte offesa, è bastato un accertamento tecnico svolto dai carabinieri per fare riemergere lo scambio di messaggi.

Pur trattandosi di scatti in astratto realizzati consensualmente, il reato è di quelli che potenzialmente prevedono pene severe. Si va, in caso di condanna, da uno a sei anni di reclusione e multa da 5mila a 15mila euro. Senza contare che in questo caso è contestata pure l’aggravante di avere commesso il fatto ai danni di una persona con la quale l’imputato aveva una relazione affettiva.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui