Intrigo edile tra Parigi, Cesena e il Marocco: assolta dopo 7 anni

Intrigo internazionale per una eredità: dopo 7 anni di processi, una cesenate si è vista assolvere dall’accusa di aver sottratto ad una famiglia francese una grossa eredità: consistente in una lussuosa casa padronale (Villa Marie) ed un grande appezzamento di terreno che la circonda. Era stata condannata nel 2015 dal tribunale di Forlì a 8 mesi di reclusione e ad una piccola provvisionale (20.000 euro) la 58enne M.P.. Una condanna che però apriva le porte ad una ben più cospicua causa civile: nelle quali le presunte vittime chiedevano un maxi risarcimento da 650 mila euro.

Ieri la corte d’Appello di Bologna l’ha assolta, come da richiesta del suo avvocato difensore Alessandro Sintucci. Al culmine di una vicenda intricatissima che partendo dalla Romagna passava da Parigi per approdare in Marocco.

La donna cesenate intratteneva degli affari immobiliari. Tentando di arrivare ad avere transazioni economicamente vantaggiose anche col Marocco, e non solo in Italia, aveva in passato firmato una sorta di procura ad un referente estero.

Un uomo “misterioso” nelle carte processuali e che comunque, anche quando si è chiarito bene chi fosse, dal punto di vista della disponibilità a testimoniare e ad essere reperibile si era “fatto di nebbia”.

Ad accusare la donna romagnola sono gli eredi (francesi) di una signora morta che si chiama Marie Helene Melilli e che l’imputata ha sempre detto di non conoscere. Difesi per parte civile dall’avvocato Sabrina Visone di Roma hanno sempre chiesto alla cesenate di essere risarciti per aver “perso” la propria eredità marocchina.

A nome di Marie Helene Melilli, in Marocco è stata effettuata una trascrizione al catasto (una “conservatoria”) dove l’imputata M.P. “dichiara” di essere erede di Marie Helene Melilli e dei suoi terreni. La cesenate dice di non aver mai depositato alcun atto ed il mistero, qui, s’infittisce. Il responsabile del catasto di Casablanca che ha firmato quei fogli fin dal primo grado di giudizio non era più al lavoro e risulta irreperibile. Men che meno si sapeva nulla della persona con cui la cesenate aveva firmato generiche “procure sull’estero”. Ancor peggio quando si è cercato di rintracciare nella città di Salerno Carmine De Lorenzo: il notaio che ha compilato l’atto di eredità. Si tratta infatti di un notaio e di uno studio notarile, che in realtà non esiste e non è mai esistito. Però “qualcuno” nell’ormai lontano 2007, quegli atti a Casablanca li ha ufficializzati. Forse lo stesso “qualcuno” che poi, nel 2009, una volta morta la proprietaria francese dei terreni, li ha “riscattati” per poi venderli a terze persone che adesso li occupano e sostengono di esserne legittimi proprietari.

Si tratta di terre che all’inizio erano state valutate circa 800 mila Dirham (attorno ai 200 mila euro). Chi si presentò a requisire i terreni a nome dell’imputata cesenate ha cacciato via il custode degli stessi requisendo l’area. Poi il terreno è stato venduto ad una società che a sua volta lo ha rivenduto ad altri. L’indagine in Marocco ha portato all’arresto di 4 persone. Di fatto per la legge marocchina il terzo compratore (in buona fede) ora è in tutto e per tutto il legittimo proprietario.

La 58ennecesenate non ne può reclamare la proprietà (che non sapeva neppure di avere). Non ha mai avuto o dato soldi per quella villa e per quei terreni. Ma di fatto nemmeno gli eredi francesi ne sono mai entrai in possesso e per questo hanno accusato la 58enne romagnola che era stata condannata in primo grado.

Davanti alla 2ª Sezione della Corte d’Appello la difesa della cesenate è riuscita a produrre prova che già nell’anno 2006, prima che il custode fosse allontanato nel 2008, gli eredi francesi avevano depositato una denuncia per truffa. La querela a carico della 58enne cesenate risale invece a due anni dopo. Quindi essendo trascorsi i 3 mesi di tempo massimi per cose simili la querela fatta a carico di Maria Pieri è tardiva e la donna è stata assolta. Tra le accuse per lei c’era però anche quella di sostituzione di persona. La prima vendita marocchina di quelle proprietà risale al 2005: oltre 10 anni dopo la sentenza di primo grado a carico della cesenate. La cui seconda accusa dunque è allo stesso modo prescritta. Per l’Appello (in Italia) la vicenda è chiusa senza colpevoli. A meno che gli eredi francesi non decidano di fare anche ricorso per Cassazione.

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