Intervista all’attore riminese Alan Cappelli Goetz

Domenica 5 dicembre è andato in onda in prima serata su Rai1 “Carla”, il primo film tv sulla straordinaria vita di Carla Fracci, interpretata da Alessandra Mastronardi. Una coproduzione Rai Fiction-Anele, prodotta da Gloria Giorgianni e diretta da Emanuele Imbucci, realizzata con la consulenza diretta della stessa Carla Fracci, del marito Beppe Menegatti e della loro collaboratrice storica Luisa Graziadei. Liberamente ispirato all’autobiografia di Carla Fracci “Passo dopo passo. La mia storia” (a cura di Enrico Rotelli, Arnoldo Mondadori Editore, 2013), il film tv da 100 minuti ripercorre il percorso umano e professionale di un’icona della danza mondiale, universalmente riconosciuta come una delle più grandi étoile del XX secolo e definita nel 1981 dal New York Times “prima ballerina assoluta”.

Nel cast c’è anche l’attore riminese Alan Cappelli Goetz nel ruolo di Erik Bruhn, che torna in televisione dopo le ultime interpretazioni nel film “Il confine” per la regia di Carlo Carlei o nella serie “I Medici”, solo per citarne alcuni.

Alan, com’è stato prendere parte a questo lavoro?

«Nel film ricopro un piccolo ruolo, ma ne sono felice perché Carla Fracci è sempre stata molto amata e mi è piaciuto recitare in questo set – racconta l’attore – . Nella prima giornata di riprese a Roma (prima che la troupe si spostasse a Milano per girare al Teatro alla Scala e in altre location) ho aiutato Alessandra Mastronardi, romana doc, a familiarizzare con l’accento milanese che, da riminese, mi viene un po’ più facile ed è stato molto divertente».

Che ruolo interpreta nel film?

«Nel film sono Erik Bruhn, étoile del teatro danese nonché compagno del ballerino Rudolf Nureyev, che avrà il ruolo fondamentale di farli incontrare portando Carla Fracci al successo».

Che ritratto viene fuori della grande artista?

«Carla Fracci qui emerge anche come donna, nel rapporto con la sua famiglia e con l’uomo incredibile che le è sempre stato accanto (Beppe Menegatti interpretato da Stefano Rossi Giordani). Il racconto prende il via da un episodio realmente accaduto nella sua vita, quando negli anni ’70 l’amico e partner di ballo Rudolf Nureyev (Léo Dussollier) le propose una sfida tanto intrigante quanto folle: tornare a ballare a un anno dalla nascita di suo figlio Francesco, riportando in scena al Teatro alla Scala “Lo Schiaccianoci” di Cajkovskij, avendo a disposizione solo cinque giorni di tempo per studiare e provare l’intera coreografia. Da lì si ripercorrono le tappe fondamentali della sua vita e della sua carriera».

Lei stessa inizialmente ha preso parte alla realizzazione del film.

«Sì, non è un’opera che nasce postuma e questo si percepisce anche nel registro. Ci sono molto pudore e rispetto nel racconto. La pellicola si apre con il backstage di Carla che aiuta Alessandra per le parti di danza ed è stato emozionante rivederla alla prima del film al Teatro alla Scala. Al termine sono salite poi sul palco le piccole allieve della Scala ed è stato veramente un momento toccante».

A cosa sta lavorando in questo momento?

«Sto recitando per una serie Netflix che sarà il remake della fortunata norvegese “Home for Christmas” con protagonista Pilar Fogliati e a un’altra produzione Mediaset ambientata a Corleone che unisce il mondo della moda a quello della mafia. Ancora una serie Sky che affronta il tema dei migranti in mare».

E con Rimini che rapporto ha?

«Ormai vivo a Roma da tempo e purtroppo ultimamente ci sto tornando poco, anche se sono affezionato alla mia città. Dopo lo stop forzato della pandemia ho ripreso a viaggiare soprattutto per le cause che mi stanno a cuore e che riguardano l’attenzione per l’ambiente e la sostenibilità (in particolare legata agli animali, al cibo e alla moda) in cui sono molto attivo da anni».

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