Inquinamento da medicinali: cosa si trova in tutti i fiumi

I fiumi si trasformano in una farmacia “fluttuante”. E non c’è distinzione, nel mondo: ogni corso d’acqua è ormai compromesso da antidepressivi, antimicrobici, antistaminici. Nonostante la crescente evidenza degli effetti deleteri sulla salute ecologica e su quella umana, poco si sa per quanto riguarda la presenza nel mondo dei principi attivi nell’acqua. Fa scalpore quando i ricercatori trovano tracce di droga sul Tamigi, a Londra, oppure quando scovano il virus Sars Cov-2. E a tutto il resto, cosa accade? Un lavoro internazionale coordinato dall’Università di York e pubblicato sull’autorevole rivista scientifica Pnas, ha monitorato 1.052 siti di campionamento di 258 fiumi in 104 Paesi di tutti i continenti, compresa l’Italia, rappresentando di fatto l’impronta farmaceutica di 471,4 milioni di persone. Quattro principi attivi sono stati rilevati in tutti i continenti e sono centrali nello stile di vita: la caffeina e la nicotina, il paracetamolo (un analgesico) e la cotinina (un metabolita di un composto stimolante). Altri 14 sono stati rilevati in tutti i continenti tranne l’Antartide: l’atenololo (un beta-bloccante), la carbamazepina (un antiepilettico), la cetirizina (un antistaminico), il citalopram (un antidepressivo), la desvenlafaxina (un antidepressivo), la fexofenadina (un antistaminico), il gabapentin (un anticonvulsivante), la lidocaina (un anestetico), la metformina (un antiiperglicemico), il naprossene (un antinfiammatorio), il sitagliptin (un antiiperglicemico), il temazepam (una benzodiazepina per il trattamento dell’insonnia), il trimetoprim (un antimicrobico) e la venlafaxina (un antidepressivo). Secondo gli studiosi i rischi ecologici potrebbero essere ben maggiori di quanto previsto per i singoli principi attivi a causa delle interazioni tossicologiche di queste miscele.

«Questo progetto mondiale unico ha mobilitato in modo impressionante 127 scienziati e ha utilizzato metodi standardizzati per raccogliere campioni d’acqua da 258 fiumi e analizzare 61 prodotti farmaceutici di uso comune – spiega Kenneth Mei Yee Leung, ricercatore che ha guidato il lavoro – Il lavoro ha identificato fiumi con un’elevata contaminazione farmaceutica e sostanze chimiche ad alto rischio. Con queste informazioni, è possibile formulare strategie pratiche e integrative, dalla legislazione all’istruzione e al controllo dell’inquinamento, per ridurre al minimo il rilascio di queste sostanze chimiche e creare fiumi più puliti», ha osservato il professor Kenneth Leung, che ha condotto la ricerca. Un tema sui cui questo studio accende i riflettori è quello degli antibiotici ritrovati in acqua. Questa categoria di farmaci serve per battere i batteri, ma un loro uso può indurre la “resistenza”. Quindi, i batteri stessi si rafforzano e rendono inefficace il farmaco, obbligando la ricerca a sviluppare nuovi prodotti per cercare di batterli una volta per tutte. La resistenza agli antibiotici è uno dei principali problemi di salute pubblica ed è stato alimentato proprio dalle scelte sbagliate (ed eccessive) sulla loro assunzione.

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