Inps Rimini: evasione contributiva, all’appello mancano 3 milioni

Inps Rimini: evasione contributiva, all’appello mancano  3 milioni
Mattia Vittoria Pennestrì

Sono state 160 le ispezioni completate ad oggi dopo l’allerta fatta scattare dal sistema interno Frozen. Reddito di cittadinanza: bocciato più del 50 per cento delle domande. Intervista alla direttrice Mattia Vittoria Pennestrì.

«La nostra è una macchina in continua evoluzione. Che deve portare valore alla collettività e arrivare, non aspettare, i cittadini. Per questo l’Istituto è obbligato a cambiare con grande velocità, rispetto ad altri Enti dello Stato». Mattia Vittoria Pennestrì, calabrese di Reggio Calabria, dal 2014 siede nella stanza più importante al terzo piano del palazzo di vetro di via Macanno, al civico 25, sede della direzione provinciale dell’Istituto nazionale per la previdenza sociale.
Quante sono le pensioni erogate dall’Inps a Rimini e provincia su una popolazione di 339 mila residenti stimati nel gennaio scorso?
«I dati aggiornati ad oggi parlano dell’erogazione a 95.295 ex dipendenti relativamente alla gestione privata. Sono invece 14.875 quelle percepite da ex dipendenti pubblici».
Quota cento che impatto ha avuto fino adesso?
«Le domande pervenute ai nostri uffici al 30 settembre scorso, sono state 929 in linea con gli altri distretti della regione. A beneficiarne maggiormente sono i dipendenti pubblici; anche da noi, per esempio, dieci colleghi hanno colto questa opportunità. Certo, andare in pensione a 62 anni, visto come è migliorata l’aspettativa di vita… Comunque la loro uscita è stata compensata con 11 nuove assunzioni».
Per avere la pensione occorre versare i contributi. Quali sono i numeri dell’evasione a Rimini?
«Le 160 ispezioni chiuse ad oggi hanno permesso di accertare mancati versamenti per oltre 3 milioni di euro, un dato in linea con quello degli ultimi anni».
Uno dei dati forti dell’inchiesta che ha portato nelle scorso settimane all’arresto di un’intera famiglia di albergatori per evasione dell’Iva, è risultato quello legato alla revoca di 27 sussidi di disoccupazione di loro ex dipendenti.
«Al momento, in tutta la provincia, sono una novantina i lavoratori cui è stata revocata la Naspi, l’indennità mensile di disoccupazione».
Ma tutti hanno cercato di frodare, fare i furbi?
«No, assolutamente. In diversi, per esempio, credevano di essere stati inquadrati come dipendenti, ed invece, sono risultati lavoratori autonomi, artigiani».
C’è stata, se c’è stata, malafede nella richieste bocciate per il reddito di cittadinanza?
«Poca. Buona parte delle mancate erogazioni, infatti, è stata dovuta al fatto che in molti hanno presentato la domanda da soli, senza appoggiarsi ai patronati, pensando che il requisito fondamentale fosse consegnare l’Isee. Invece i requisiti erano tanti altri e la legge bisognava studiarla a fondo».
Alla fine quante domande per il reddito avete ricevuto?
«A Rimini sono state 4.400: il 50% sono state bocciate, un migliaio a Morciano (55% respinte) e 300 a Novafeltria (57% quelle negate). È stato un lavoro impegnativo, molto impegnativo, il cui esito tutti davano per scontato; ma solo le nostre conoscenze, le nostre banche dati e la nostra professionalità lo hanno reso possibile. Purtroppo, però, pochi se non nessuno, ci ha riconosciuto questo merito».
Che strumenti avete per contrastare l’evasione contributiva?
«Premesso che lo Stato deve fare di tutto per educare al rispetto della legalità, noi abbiamo due importantissimi strumenti: Frozen e il Durc (Documento unico regolarità contributiva). Il primo è un nostro programma, che all’atto dell’invio dei flussi mensili contributivi delle aziende, grazie ad un algoritmo, individua quelle che ritiene delle incongruenze nelle dichiarazioni. A questo punto il versamento è bloccato e, di conseguenza, scatta l’ispezione. Il Durc, invece, è un’invenzione geniale, perché costringe a priori le aziende a pagare quanto devono all’Inps. Senza questo documento, infatti, non possono lavorare.
Dallo scorso luglio a Rimini, prima sede in Emilia-Romagna, si sperimenta l’accesso agli sportelli solo on line.
«Con questa procedura sono state cancellati per l’utenza i tempi d’attesa che andavano di media tra i 40 ed i 60 minuti».
Come hanno risposto i cittadini?
«Stanno affrontando una rivoluzione culturale. Una volta davano per scontata l’attesa. Adesso, con un click, hanno un appuntamento in un’ora e giorno preciso. Io e i miei funzionari abbiamo passato mattinate alla porta per spiegare a loro e capire noi dove migliorare».
Dove guarda ora, quali sono i nuovi obiettivi dell’Inps?
«Su preciso input del nuovo presidente, il professor Pasquale Tridico, ora dobbiamo raggiungere gli invisibili: i poveri. La povertà, intesa anche come povertà culturale, è un fenomeno più importante rispetto al passato, impossibile da trascurare. E questo sguardo nuovo ci obbliga ad una riflessione diversa. Occorre capire che il nostro benessere dipende da quanto bene sta chi mi sta accanto».
A proposito di difficoltà, quanti pensionati Inps chiedono di poter cedere parte della pensione per ottenere un prestito, un finanziamento?
«Ad oggi sono 200 le domande pervenuteci da ex dipendenti pubblici. Stimiamo di arrivare alla fine dell’anno a quota 240. Sono invece già un migliaio circa quelle per la gestione privata. Sono numeri in crescita costante anno dopo anno. Ricordo solo che possono richiedere la cessione solo coloro con una pensione superiore alla minima».

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