Innovazione e crescita blu, occasioni per l’Emilia-Romagna

Cala il sipario su SEALOGY, il Salone Europeo della Blue Economy, dopo tre giorni intensi e ricchissimi di appuntamenti e iniziative che hanno fatto convergere a Ferrara, dal 18 al 20 novembre, gli stakeholders dell’universo mare, incoronando SEALOGY quale Hub per l’innovazione e la crescita blu. Un successo oltre ogni aspettativa, con 3250 presenze registrate, 20 paesi UE rappresentati, 8 extraeuropei e l’intera penisola con istituzioni, enti e imprese provenienti da tutte le regioni del bel paese. Oltre 80 le iniziative convegnistiche, cui hanno partecipato 380 relatori di caratura internazionale e 845 partecipanti collegati online ai diversi convegni proposti in forma ibrida. Organizzazioni professionali nazionali ed europee, tecnici, esperti, ricercatori e stakeholders, tutti protagonisti nel fornire i loro contributi su tematiche rilevanti e di attualità: tecnologie marine, investimenti blu, transizione energetica e focus sul seafood a 360° oltre alla massiccia presenza delle giovani start up che sono state le vere protagoniste di questa edizione.

Transizione energetica nella molluschicoltura italiana

Una produzione alimentare di qualità e completamente “decarbonizzata”. Questo è il percorso intrapreso dall’Associazione Mediterranea Acquacoltori, grazie anche alla presenza di autorevoli rappresentanti del mondo produttivo e della ricerca. Il passaggio graduale alla motorizzazione elettrica per le imbarcazioni che operano in aree riparate con potenze fino a 40 kws e a biometano per motori endotermici adattati a questo combustibile comporterà la eliminazione dei fattori negativi legati alla produzione di energia sul calcolo del sequestro della CO2 con un notevole miglioramento atteso sulla qualità dell’acqua nelle aree di produzione non più inquinate da residui di prodotti fossili. Le linee guida sono state presentate ai Ministeri competenti (MiTE e MiPAAF) con la richiesta di aprire una procedura di valutazione per un Blue Carbon Sink, in analogia di quello terrestre, per calcolare la fissazione ed il conseguente sequestro della CO2 che avviene con la pratica della molluschicoltura italiana che, sulla base di studi e certificazione già effettuate nel 2015, si possono stimare in circa il 28% della produzione lorda, ossia circa 35.000 tons/anno. Il calcolo del netto avviene sottraendo al valore lordo del peso commerciale la CO2 emessa per le attività di trasporto ed energia utilizzata per la produzione in mare e/o nelle zone di transizione e i materiali plastici utilizzati nei processi produttivi; da qui la necessità di impiegare biocombustibili, ove possibili motori elettrici e sostituire i filati plastici con quelli di origine vegetale. A La Spezia è stato avviato un progetto (Smart Bay – Rif. Enea) in cui è partita la fase di contabilità analitica della produzione locale di mitili e del relativo calcolo della CO2 sequestrata, avvalendosi anche di un monitoraggio innovativo che utilizza sensori multi parametrici che dialogano con un “submarine internet” realizzato da WSENSE Srl, una spin off dell’Università La Sapienza di Roma.

Alleanza per l’Innovazione Mediterranea nell’economia blu sostenibile

L’importanza e la necessità di creare networks, reti di collaborazione e partecipazione attiva dei diversi attori dell’economie del mare è stato ampiamente discusso a SEALOGY grazie al grande impegno di ART-ER (la società in house della Regione Emilia-Romagna nata per favorire la crescita sostenibile, lo sviluppo dell’innovazione e della conoscenza, l’attrattività e l’internazionalizzazione del sistema territoriale). A Ferrara si sono riuniti responsabili politici, attori dell’innovazione, associazioni di soggetti interessati, organizzazioni di supporto alle imprese (agenzie per l’innovazione e settoriali, ecc.) che operano sia a livello territoriale (regionale/nazionale) sia transnazionale nell’area Mediterranea. In tale occasione sono stati raggiunti importanti obiettivi quali la nascita della MED Innovation Alliance per la bioeconomia blu che avrà la mission di riunire gli stakeholder mediterranei per condividere e sviluppare idee e potenziali azioni chiave orientate all’innovazione e alla crescita blu nell’area mediterranea ma anche per lo scambio e il trasferimento di conoscenze verso i settori ad alto potenziale di sviluppo. In questo contesto l’Emilia-Romagna ed il territorio costiero dovrà necessariamente giocare un ruolo di primo piano e si auspica che gli stakeholders dei diversi settori economici (in primis il turismo costiero ma anche la pesca professionale, l’acquacoltura, la nautica, la cantieristica, ecc.) siano parte attiva dei processi di sviluppo dell’innovazione e della crescita blu.

Competenze e lavoro: la mancanza di una scuola dei mestieri del mare

Come ben noto la Blue Economy offre occupazione ad oltre 5 milioni di persone in Europa e nel prossimo periodo si intravedono ulteriori opportunità occupazionali nei diversi settori della BE. Il tema dell’istruzione, della formazione e dello sviluppo delle competenze è stato ampiamente trattato a SEALOGY e anche la Commissione Europea ha dedicato una specifica sessione plenaria durante la conferenza inaugurale. La mancanza, in Emilia-Romagna, di una scuola dei mestieri del mare, è stata evidenziata in più occasioni anche dagli speakers stranieri e questo deve necessariamente essere attenzionato per favorire l’occupazione delle future generazioni, dotandole di competenze e conoscenze al passo con le innovazioni e gli indirizzi legati alla crescita blu. É, quindi, urgente e prioritario modernizzare il sistema nazionale e regionale di Istruzione e di Formazione, che possa rispondere concretamente alle esigenze delle imprese e per fare questo occorre un grande impegno da parte di tutti. In Emilia-Romagna sarebbe opportuno istituire sin d’ora un tavolo permanente interdisciplinare, in cui si possa avviare un percorso di revisione delle qualifiche professionali (in base agli standard dell’EQF) e delle competenze collegabili alla normativa nazionale delle abilitazioni professionali marittime e della pesca (anch’esse obsolete e scarsamente spendibili nel mercato del lavoro).

Le Start Up Blue

Sono state le vere protagoniste a SEALOGY e, ancora una volta, i giovani e le giovani hanno dimostrato di essere proiettati non solo verso la crescita blu sostenibile ma di essere i veri driver dell’innovazione. Ragazze e ragazzi che stanno costruendo il loro futuro puntando su tematiche ad alta potenzialità di sviluppo. A partire dal progetto riminese Blueat, che vede un team di 5 ragazze con competenze specialistiche diversificate che interviene sulla mitigazione delle specie aliene in Adriatico. L’attenzione è concentrata sul granchio blu poiché rappresenta un grande problema per la biodiversità autoctona, la pesca, il turismo balneare. L’iniziativa, presentata a SEALOGY anche attraverso uno speciale cooking show, si pone l’obiettivo di valorizzare dal punto di vista alimentare il granchio blu così da farne aumentare il prezzo di mercato e promuoverne la pesca. In questo modo la piccola pesca torna ad essere protagonista perché si crea una collaborazione con i pescatori per riuscire a creare delle trappole (nasse, cestelli, ecc) per pescare questa specie. La domanda di proteine animali è sempre maggiore e il nostro mare è sovrasfruttato; in questo modo si riuscirà a spostare l’attenzione dalle solite specie target alle specie aliene con un fine benefico sia per il mare e la fauna autoctona, sia per mitigare il danno socioeconomico. Un’altra start up presentata a SEALOGY è Ulisse, un progetto di economia circolare che sfrutta la naturale capacità delle alghe per depurare l’acqua da CO2 e sostanze organiche in eccesso. Nata a Cattolica grazie ad un pool di giovani, la mission consiste nel gestire la crescita delle alghe per un mare sano e pulito e produrre alimenti nutrienti, coinvolgendo attività locali per la lavorazione e la raccolta dei vegetali. Una menzione speciale alla Start Up greca Enaleia che sviluppa strategie di raccolta della plastica e dei rifiuti in mare creando un sistema di economia circolare con le industrie del riciclo e il supporto finanziario di diverse multinazionali. Legacoop Agroalimentare ed Enaleia stanno portando avanti un progetto di raccolta delle reti dismesse o abbandonate con cui vengono prodotti calzini. La Marineria di Rimini, assieme a quella di Ancona sono state le prime in Italia ad aderire all’iniziativa e le richieste di partecipazione stanno arrivando da diverse regioni italiane. Rimanendo in tema, non possiamo non menzionare la recente approvazione della Legge Salvamare di cui si è discusso anche a SEALOGY. Una legge quanto mai opportuna ed attesa che libera i pescatori dal gravame del conferimento dei rifiuti raccolti dalle reti ed introduce criteri di prevenzione dell’inquinamento del mare.
*Blue Economy Advisor e Responsabile Tecnico Scientifico SEALOGY

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