RIMINI. Dedico il brano che segue – sessantacinquesimo della serie “Fatti e personaggi della cronaca riminese tra Ottocento e Novecento” – a Giuliana, brava e paziente insegnante di scuola elementare, amica d’ombrellone di mia moglie. Non solo ella legge e gradisce i miei brevi spaccati di storia locale, ma li conserva anche. E la cosa, naturalmente, mi fa piacere e la ringrazio.

Estate 1898. Tina Di Lorenzo (1872-1931), vezzeggiata stella del palcoscenico nazionale, si è eclissata. Adducendo motivi di salute, con due telegrammi – uno al Municipio e l’altro all’impresario dell’Arena al Lido – ha disdetto gli impegni contrattuali che la vincolano al teatro riminese dal 15 al 31 agosto per un ciclo di rappresentazioni. Vera malattia o bizze di una star di successo? Difficile a dirsi. Il certificato medico, che legalmente giustifica l’assenza, lascia molte perplessità e non convince. Di Lorenzo, prima attrice e responsabile insieme con Flavio Andò (1851-1915) di una delle più accreditate compagnie drammatiche d’Italia, non è nuova a clamorose “uscite” di scena. Stravagante, capricciosa, sempre al centro della cronaca mondana, i suoi improvvisi malori sono proverbiali.

Quantunque orfana dell’illustre artista, la filodrammatica Di Lorenzo-Andò debutta all’Arena al Lido lunedì sera, 15 agosto, con Dora di Vittoriano Sardou (1831-1908), un dramma passionale, cavallo di battaglia dell’inquieta Tina. Il cartellone dello spettacolo, che annuncia l’assenza della eccentrica star, mette in evidenza il lungo elenco della troupe, tutti attori di prim’ordine tra i quali spiccano Flavio Andò, Antonietta Moro-Pilotto, Virgilio Talli, Amelia Marini-Piperno, Libero Pilotto, Armando Falconi, Celestina Palladini-Andò, Ugo Piperno, Luigi Zoncada e Alfredo Janetti.

L’Arena al Lido – un simpatico baraccone interamente di legno, montato in giugno e smantellato al termine della stagione – rappresenta uno dei più importanti appuntamenti serali dell’estate riminese, contendendo il pubblico dei vacanzieri agli altri due “mostri sacri” del divertimento: il salone dello Stabilimento Bagni e la Piattaforma. Il primo per i fasti delle sue serate danzanti; il secondo per le delizie delle brezze marine che si assaporano al suono di incantevoli complessini musicali.

Come era prevedibile l’Arena non si riempie. Quei pochi che vi si recano, rifiutando di aderire al boicottaggio delle recite proposto da alcuni “irriducibili” della ribalta come atto di protesta nei confronti delle stramberie della diva, appaiono alquanto scettici sulla riuscita dello spettacolo e per nulla disposti ad applaudire a comando. Sostituisce Di Lorenzo una certa Emma Gramatica (1876-1965): 22 anni, figlia d’arte e sorella minore di Irma (1869-1962). È sulle scene fin da bambina e ha effettuato alcune comparsate nel gruppo teatrale di Eleonora Duse (1858-1924). Attualmente, nella équipe artistica Di Lorenzo-Andò, è utilizzata in ruoli di “amorosa”. Poche le indiscrezioni che la riguardano e nessun pettegolezzo. Chi la conosce mette in risalto il suo carattere schivo, quasi scontroso.

Al suo apparire sul palco il pubblico maschile è scosso da una naturale sensazione di disappunto: Gramatica non ha nulla, nel fisico, che rammenti il fascino brioso o la bellezza opulenta di Di Lorenzo. È piccola, sottile, piatta, poco attraente; piuttosto bruttina. La delusione, però, è breve. Fin dalle prime battute la platea è colpita dalla disinvolta recitazione di quella esile e per nulla intimorita “recluta”. Col passare dei minuti il volto espressivo di Gramatica, la voce armoniosa, i gesti pacati e la padronanza della parte incantano la sala e i battimani esplodono a scena aperta. Lo strazio, gli spasimi e la ribellione di Dora, una giovane donna ingiustamente accusata di spionaggio dal marito, sono resi in modo così efficace dalla recitazione e dalla presenza scenica di Emma che imprimono al dramma di Sardau un ritmo di sbalorditivo verismo. Alla fine tutto il parterre è in piedi per una lunga e meritevole ovazione.
Dopo quella entusiasmante “prima”, l’Arena al Lido recupera gli abituali spettatori attratti dal talento della giovane attrice, così bene esaltato dai periodici riminesi L’Onda e La Vita nuova.

Il felice esordio nel piccolo teatro di marina porta fortuna a Emma Gramatica. A due anni da quel debutto è già prima attrice; poi, in silenzio, lottando faticosamente con tenacia, intelligenza e professionalità, senza possedere la bellezza esuberante di Tina Di Lorenzo o il fascino sofisticato di Lyda Borelli, raggiunge le vette del successo. Diventerà una delle figure più significative del palcoscenico italiano della prima metà del Novecento e verrà ricordata come impareggiabile interprete di Ibsen, D’Annunzio, Shaw e Pirandello.
Tornerà a Rimini con una propria compagnia negli anni 1904, 1911, 1913, 1920 e 1934. Spettacoli di arte teatrale attesi e graditi, che raccoglieranno sempre il favore del grande pubblico malatestiano.

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