Infiammazioni croniche debilitanti,cosa sono le malattie reumatiche

Quando si parla di malattie reumatiche si è portati a pensare che possano coinvolgere principalmente pazienti in età senile, ma non è così. «Le malattie reumatologiche – spiega Pierluigi Cataleta, Dirigente medico in Reumatologia all’ospedale di Ravenna – sono patologie infiammatorie croniche che possono coinvolgere pazienti in età lavorativa, tra i 18 e i 65 anni, e che oltre ad arrecare molto dolore, possono evolvere verso la disabilità e la perdita di autonomia con un grosso impatto sulla qualità della vita. Secondo una recente ricerca condotta da Amrer (Associazione malati reumatici Emilia Romagna) sono state rilevate nelle 150 Ausl del territorio italiano circa 380.000 persone affette da malattie reumatiche, che equivalgono allo 0,6% della popolazione nazionale, di cui circa il 70% donne. Il tasso in Emilia Romagna è in linea con quello generale».

La rilevazione è stata condotta sul calcolo dell’esenzione rilasciata ai pazienti per 7 patologie (artrite reumatoide, artrite psoriasica, sindrome di SjÖgren, spondilite anchilosante, lupus Eritematoso sistemico, morbo di Paget e sclerosi sistemica progressiva). «Se consideriamo anche tutte le altre malattie reumatiche che non prevedono una esenzione – continua l’esperto -, come ad esempio la fibromialgia, la gotta, e tutti quei pazienti che non si recano nelle strutture sanitarie pubbliche, ma che si rivolgono al privato, il dato è di gran lunga sottostimato. Esiste poi un gruppo di patologie rare la cui esenzione può essere rilasciata solo da centri che si occupano di malattie rare (l’Area Vasta Romagna è una di queste) come ad esempio la dermatomiosite, polimiosite, malattia di Behcet, arterite di Horton, e più recentemente anche la sclerodermia».

Sono tante le patologie reumatiche. «Si tratta di un gruppo di malattie alla cui base ci sono alterazioni del sistema immunitario che determinano un danno più frequentemente all’apparato articolare, ma coinvolgono anche altri organi e tessuti come il cuore, i polmoni, i reni, gli occhi e la cute».

Le cause non sono ancora note: «Negli ultimi decenni sono stati fatti numerosi studi che si sono concentrati su queste patologie. Si è riusciti a fare più chiarezza sulla patogenesi, cioè il meccanismo anomalo del sistema immunitario che induce la cascata di eventi che conducono all’espressione della malattia. Proprio grazie a queste conoscenze sono stati fatti tanti passi avanti nelle terapie che possono portare a un blocco della malattia inducendone la remissione, ma non a una guarigione completa, poiché sono croniche».

Le malattie reumatiche sono al primo posto tra le patologie che possono creare disabilità. «Colpendo persone in età lavorativa, producono un forte impatto sui costi sociali. Si pensi che circa il 30% delle pensioni per invalidità sono rilasciate per questo tipo di patologie. Si stima che un paziente nella fase acuta della malattia perda più o meno 12 ore di lavoro a settimana e sembrerebbe che 4 pazienti su 10 cambino mansione o addirittura lavoro per le difficoltà indotte dalla malattia, sia a livello fisico che psicologico».

Sono malattie invalidanti e debilitanti. «È necessario che la diagnosi e il trattamento siano precoci, perché solo così è possibile cambiare l’evoluzione della malattia e indurne la remissione, limitando il danno d’organo, quindi i sintomi».

I sintomi diventano quindi un elemento importante per intervenire tempestivamente. «Per diffonderne la conoscenza abbiamo adottato un decalogo che racchiude le cosiddette “red flags” per aiutare il medico curante a riconoscere i primi sintomi ed inviare il paziente all’attenzione del reumatologo».

i sintomi

Tantissime le manifestazioni cliniche. «C’è l’artrite, un’infiammazione delle articolazioni che provoca dolore, gonfiore, rossore e impotenza funzionale. La rigidità articolare, prevalentemente mattutina, che riguarda soprattutto le piccole articolazioni come le mani e che si declina in una difficoltà a stringere un oggetto della durata superiore un’ora (se dura meno, e tende a migliorare con il movimento, è più indicativa di una malattia degenerativa artrosica). Lesioni cutanee purpuriche in particolare agli arti inferiori (tipico di vasculite). Lo sbiancamento delle mani, conosciuto come il fenomeno di Raynaud, che si verifica con l’esposizione a temperature fredde o a sbalzi di temperatura. Dolore insidioso che compare alla radice delle braccia e delle cosce che insorge improvvisamente, espressione di polimialgia reumatica e ancora impegno infiammatorio articolare associato alla psoriasi, occhi e bocca asciutti, macchie cutanee, come rash al volto, che peggiorano con l’esposizione alla luce. Questi sintomi potrebbero rappresentare solo la punta dell’iceberg, per cui è necessaria una valutazione specialistica volta a definire l’esordio di una malattia o a escluderne una già in atto».

I trattamenti

Oggi c’è a disposizione un ventaglio di opportunità terapeutiche è molto più vasto rispetto a qualche decennio fa soprattutto nella cura delle artriti (artrite reumatoide, artrite psoriasi, spondilite anchilosante). «I farmaci antinfiammatori e il cortisone sono farmaci sintomatici il cui scopo è quello di alleviare i sintomi in fase acuta, e a questi possono associarsi i farmaci di fondo, come gli immunomodulatori e immunosoppressori, la cui prescrizione mira a bloccare la cascata dell’infiammazione avendo come bersaglio le cellule oppure alcuni prodotti di queste che alimentano l’infiammazione. Negli ultimi due decenni sono stati sintetizzati farmaci biologici la cui prescrizione merita uno screening attento e uno stretto follow up durante la terapia con una certa regolarità. Il fine di tutti i farmaci è arrestare la malattia, quindi ridurne i sintomi e restituire al paziente una buona qualità di vita».

Alle terapie farmacologiche può affiancarsi la terapia riabilitativa. «Questa si focalizza sul recupero dell’attività articolare dopo aver spento la fase acuta. Poi ci sono le terapie fisiche (ultrasuoni, Tens e laser terapia) e la terapia infiltrativa per il trattamento di un’articolazione precisa (evitando l’assunzione di farmaci per bocca e limitando così gli effetti collaterali sistemici) come nel caso del cortisone iniettato all’interno di una articolazione per spegnere l’infiammazione; nel caso di patologia degenerativa artrosica vengono iniettate sostanze a base di acido ialuronico».

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