RAVENNA – Esaltati come eroi in prima linea ma magari stigmatizzati dai vicini non troppo felici di condividere le scale e il pianerottolo con uno di loro. Molti applausi dai balconi a cui fa da contraltare uno stipendio non certo dei più alti, per usare un eufemismo. È il destino degli infermieri da quando è iniziata l’emergenza Covid-19. Tra di loro c’è anche Maicol Carvello, docente universitario alla facoltà di infermieristica e segretario dell’Ordine: in questi giorni è stato richiamato in sala operatoria per dare una mano ai colleghi e non si è fatto pregare. «Noi infermieri siamo così – dice – fa parte del nostro ruolo farci trovare pronti».

Come ha trovato il clima tra i colleghi?

«La situazione è difficile, anche se nelle ultime settimane pare esserci un minimo assestamento. Diciamo che ci siamo trovati di fronte ad un virus di cui non conoscevamo nulla; oggi ne sappiamo ancora poco, ma qualcosa in più e l’organizzazione è migliorata. Si parla molto di medici, infermieri e degli altri operatori sanitari, come è giusto che sia, ma in questi giorni è determinante anche il ruolo meno visibile delle direzioni sanitarie che, dietro le quinte, devono prendere decisioni non semplici».

L’Ordine come si è mosso?
«Da parte nostra, già dal 25 febbraio abbiamo cercato di mostrare vicinanza ai circa 3.500 iscritti. Il Consiglio Direttivo ha sin dal primo momento prestato la massima attenzione allo sviluppo della situazione e riflettuto su quali azioni intraprendere per poter essere concretamente al fianco degli infermieri. Sono seguite mail, interviste, video messaggi e comunicati per la tutela della salute fisica ed emotiva dei professionisti. L’iniziativa più realizzabile in questo momento – e già in corso – è stata garantire supporto psicologico per chi ne avesse bisogno».


Chi si rivolge allo sportello cosa chiede in particolare?
«Soprattutto consigli su come comportarsi nei confronti dei pazienti, dei colleghi e delle persone care. Dinamiche relazionali, direi. Pochi giorni fa una collega manifestava la sua difficoltà nel trovare le parole per confortare una signora che aveva perso il marito senza avergli potuto dire addio. Sono cose per cui ci prepariamo, l’attitudine alla relazione è fondamentale nel nostro lavoro, ma in questo nuovo frangente non è semplice».

Come Ordine sapete quanti infermieri sono stati contagiati?
«Non è un dato così semplice da reperire: per noi comunque, anche una sola persona è un problema. La pandemia di Coronavirus è stata imprevedibile, ma il contagio degli operatori è un fenomeno sia prevedibile che prevenibile. In questo senso, per cause indipendenti dalla volontà delle amministrazioni, come i blocchi dell’export, i dispositivi di protezione individuale sono stati oggettivamente carenti, ma anche in questo caso la situazione sembra in leggero miglioramento. Continuiamo a monitorare con molta attenzione questo aspetto».

Episodi spiacevoli ne sono capitati?
«Come sottolineavo in un videomessaggio che abbiamo rivolto agli iscritti, abbiamo ricevuto segnalazioni di alcuni colleghi che a casa vengono stigmatizzati perché sono infermieri. Magari i vicini li evitano, come se fossero vettori del virus senza pensare che l’infermiere, sia in ospedale sia al di fuori di esso, conosce perfettamente le norme igieniche di prevenzione come ad esempio mettere correttamente una mascherina o evitare i corrimano dei condomini».

Se si pensa che fino a tre mesi fa il problema erano le aggressioni, però, essere chiamati eroi è un bel passo avanti…
«Il riconoscimento del ruolo dell’infermiere in Italia è ancora in fase di sviluppo e speriamo che almeno da questo punto di vista l’emergenza possa essere utile. Inoltre, avere un sostegno sociale sarebbe importante nel momento in cui si vanno a ridiscutere i contratti nazionali visto che gli stipendi non sono certamente congrui alla formazione universitaria, alle responsabilità ed ai rischi professionali. Poi ci sono altre domande che ci dovremo fare quando tutto sarà passato».

Ad esempio?
«Ad esempio gli accessi sensibilmente ridotti nei Pronto Soccorso. Occorrerà chiedersi, quando tutto sarà finito, quanti di questi erano impropri sovraccaricando inutilmente il sistema. Poi ci sarà da chiedersi se i tagli alla sanità continueranno oppure finalmente si riconoscerà l’importanza del sistema sanitario nel suo complesso. Io poi parlo degli infermieri, ma mi sembra corretto ricordare tutti quegli operatori (ostetriche, tecnici, eccetera) che permettono alla macchina della sanità di andare avanti».

Lei è anche docente universitario i neolaureati subito assunti per l’emergenza sono più felici o preoccupati?
«Direi motivati. Ma questa è una caratteristica della nostra professione. Le lauree, previste per aprile, sono state anticipate in forma telematica per l’emergenza: sono sicuro che i ragazzi faranno un ottimo lavoro e l’Università, quando tutto sarà finito, si è impegnata ad organizzare un momento per la proclamazione e per il riconoscimento anche personale di anni di studio e sacrificio».

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