Osserva i numeri impietosi dell’analisi congiunturale della Camera di Commercio e di Unioncamere sul trimestre luglio-settembre 2020. E guarda al presente e al futuro con un forte richiamo al senso di responsabilità collettivo, figlio dei buoni comportamenti individuali. E ripone la speranza di azioni concrete da parte del Governo. Ecco, in sintesi, il pensiero del presidente di Confcommercio della provincia di Rimini Gianni Indino.

Lo studio sulla regione evidenzia un calo delle vendite al dettaglio in sede fissa del 2,4%, dello specializzato alimentare di appena l’1,1% e addirittura una crescita di iper, super e grandi magazzini: il focus sul Riminese?

«Purtroppo, non si discosta. Questa estate abbiamo avuto la fortuna di poter lavorare e con i protocolli siamo riusciti a contenere il diffondersi del virus, che si è riproposto con virulenza a ottobre, ma per la preoccupazione della situazione che poteva generarsi e si è poi generata da lì a poco la gente ha fatto fatica a premiare comparti come abbigliamento e calzature. Ancora una volta i ‘vincitori’ sono stati così la grande distribuzione e soprattutto l’online, che la sta facendo da padrone con guadagni a doppia cifra che rendono l’e-commerce difficilmente contrastabile fino a quando una legge dello Stato non metterà in campo una fiscalità adeguata e concorrenziale: ci si avvia al deserto nei negozi (già in grossa crisi il vicinato) anche nei centri commerciali. Quegli sconti assurdi per noi sono la vita e per loro mero business».

E come si è chiuso l’anno? Le previsioni di vendita a fine settembre relative a questo periodo erano positive, anche se le più basse dal 2012.

«La speranza era forte e abbiamo creduto alle promesse ‘chiudiamo a ottobre per un Natale sereno’, ma non è stato così. Per l’abbigliamento gran parte del fatturato è figlio del mese di dicembre, il tempo dei regali e della tredicesima che fa pensare anche a se stessi, ma l’incertezza e le chiusure hanno fatto triplicare i risparmi in banca proprio per l’assenza di aspettative. Nell’ultimo mese dell’anno abbiamo avuto un calo del 50% nel commercio e di oltre il 70% in ristorazione e bar, dove tanti hanno ritenuto antieconomica la riapertura a singhiozzo con Dpcm continui a cambiare le carte».

Una possibile boccata di ossigeno, specie per il comparto non alimentare, potrà arrivare dall’apertura della stagione dei saldi dal 30 gennaio, anticipata dalla rimozione del divieto alle vendite promozionali?

«Assolutamente no. Gli sconti promozionali ci sono già stati e sono in atto in certe regioni senza che abbiano portato frutti concreti. Senza contare che con i saldi si fa cassa per poter far fronte agli impegni immediati (la marginalità va a farsi benedire), ma non si generano profitti. Vedo ancora molta attenzione nelle spese e non sono fiducioso, ma mi auguro di essere smentito. Devo dire però anche che per fortuna i fornitori in certi casi si sono sostituiti alle banche prorogando le scadenze, visto che ci sono magazzini pieni di invenduto, a differenza degli istituti di credito da cui ci saremmo aspettati ben altri comportamenti. Così come ci aspettiamo molto dal Governo».

Ad esempio?

«Il più grande problema sono gli assembramenti e ci si focalizza su pranzi e cene a casa e sull’esterno dei bar alle 18? Abbiamo un progetto per dare il nostro contributo: consentire in bar e pub la mescita dei prodotti da seduti e vietare l’asporto, così si eliminano la gente in piedi e la fila alla porta. Siamo anche disponibili ad assumere personale per allontanare le persone, quando non c’è posto. Idem i ristoranti, che potrebbero consentire maggiori controlli dei momenti conviviali nelle abitazioni, perché la voglia di socializzare dopo tanta chiusura non può non esserci».

Cosa si aspetta dai prossimi mesi?

«Settimane di lacrime e sangue. Il primo obiettivo deve essere combattere la pandemia e tutti dobbiamo essere concentrati su questo in ogni modo, dobbiamo rispettare le regole. A chi decide chiediamo però di non far morire l’economia e le imprese. Da noi ha funzionato ad esempio il bonus vacanze e mi piacerebbe venisse riproposto con la limitazione alle vacanze in Italia, evitando fughe all’estero e contagi di ritorno. Una tutela in più da aggiungersi al vaccino visto quanto la nostra Riviera è tornata a esercitare tutto il suo fascino. Serve lo sforzo di tutti».

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