Indagato per stalking, temeva di finire in carcere: si uccide

Un imprenditore riminese di 57 anni si è tolto la vita all’interno della propria abitazione.

L’uomo, indagato con l’accusa di stalking e revenge porn, temeva di finire in carcere: violando le prescrizioni del giudice, infatti, nei giorni scorsi aveva nuovamente avvicinato la ex in spiaggia e le aveva storto un dito della mano sotto gli occhi del marito.

L’intervento delle forze dell’ordine preludeva probabilmente a un provvedimento più grave e l’imprenditore deve averlo capito.

Ieri mattina un amico, preoccupato del suo silenzio, ha dato l’allarme. All’arrivo dei soccorsi, però, non c’era più niente da fare. Secondo i suoi avvocati stava scrivendo un memoriale con la propria versione dei fatti, ossessionato fino all’ultimo da una storia che lo ha portato alla rovina. Il cinquantasettenne aveva perso il controllo di sé, come dimostra l’episodio dell’aggressione in spiaggia. Quindici giorni fa era stato arrestato al culmine della persecuzione della donna, sposata con un altro uomo, con la quale aveva avuto una lunga relazione. Quando lei ha detto “basta”, l’imprenditore l’ha esasperata con pedinamenti, continue richieste di chiarimenti e anche minacce. La donna (che è assistita dall’avvocato Giovanna Ollà) non voleva più saperne: per mettere fine alla situazione incresciosa, spaventata per le possibili conseguenze degli atteggiamenti dell’uomo, ha deciso di raccontare tutto al marito. L’imprenditore, però, non la lasciava in pace. Quando ha minacciato di affiggere “per tutta Rimini” dei volantini con le immagini della donna nei momenti di intimità, è scattato il controllo della polizia. Con sé, aveva già fotocopie e nastro adesivo. Su richiesta del pm Davide Ercolani, alla fine di agosto era finito in carcere, da incensurato. Dopo due giorni, l’interrogatorio di garanzia. «Non li avrei mai affissi quei volantini, volevo solo un ultimo chiarimento» disse al giudice che lo scarcerò con il divieto di avvicinamento. Dalla lettura dell’ordinanza di custodia cautelare si era convinto che la denunciante avesse rincarato un po’ la dose, era ansioso di spiegare e mettere le cose a posto. Due giorni dietro le sbarre lo avevano segnato, ma aveva ripreso a lavorare nella ditta che conduceva assieme a un socio. «Sembrava tranquillo – spiega l’avvocato Luca Signorini che con Lara Cecchini lo aveva difeso nella prima fase dell’inchiesta – aveva capito di avere sbagliato, l’ordinanza di custodia riportava episodi che giustificavano la misura. Niente lasciava presagire un suo novo colpo di testa e tanto meno la tragedia». Tre giorni fa, violando la prescrizione del giudice, ha avvicinato la donna in spiaggia e nella discussione le ha stretto forte la mano fino a fratturarle un dito. Sul tavolo del magistrato titolare del fascicolo, pm Davide Ercolani, c’era già pronta la richiesta di aggravamento. Sarebbe tornato probabilmente in carcere. Ha preferito uccidersi. La Squadra mobile è arrivata a casa, ma solo per constatare la morte e darne comunicazione al magistrato di turno, pm Annadomenica Gallucci.

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