“Indagato per pedopornografia”. Ma è una truffa, allarme sul web

Sta creando problemi a diversi riminesi il ritorno in scena del trucco dei truffatori online che inviano mail in cui il destinatario viene informato di essere al centro di un’indagine a 360° sulla pornografia e pedopornografia sul web. Succede infatti che una volta letta l’accusa piombata via computer, diversi dei presunti indagati vadano letteralmente nel pallone senza sapere cosa fare. Non tanto per la prospettiva di dover pagare una somma per uscirne. Quello che sembra preoccupare di più è ammettere di essere andato almeno una volta su quel tipo di sito. Del resto, nonostante le decine di lucciole e trans che presidiano i nostri marciapiedi, nessuno ammette mai di essere un loro frequentatore. Ed anche per questa vicenda chi si rivolge alle forze dell’ordine come premessa mettono in risalto la circostanza di non sapere neppure come fare per andare su un sito porno.

Vuota il sacco con la compagna

Oppure c’è chi prende il toro per le corna. E’ il caso del riminese 50enne che dopo aver aperto la mail ha subito deciso di mettersi a nudo e raccontare il lato oscuro della sua vita in Rete alla propria compagna. Partendo dalla premessa di non aver mai fatto nulla di contrario alla morale ma soprattutto alla legge, le ha così “confessato” di essere andato qualche volta su siti dai contenuti porno. Immaginava una reazione non proprio accondiscendente della convivente.

L’aiuto dell’amico

La risposta è stata però ancor più dura e del tutto comprensibile: sapere che il compagno è al centro di un’indagine legata alla pornografia o addirittura pedopornografia non è certo il massimo. Così lo ha messo alla porta e lo ha costretto a trasferirsi nel garage della loro abitazione.

La situazione si è protratta per diversi giorni. In aiuto alla coppia è arrivato un amico comune cui l’esiliato ha chiesto consigli per uscire dall’impasse. Amico che dopo aver letto la mail incriminata gli ha detto che a suo avviso era una truffa: non si è mai saputo infatti che una forza di polizia ti notifichi di essere oggetto di indagine inviandoti una mail. C’è voluto ancora un po’ ma poi alla fine ha convinto la vittima presentarsi alle autorità che ovviamente hanno confermato la “bufala” e l’ha invitato sporgere denuncia.

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