Incubo nuovi insetti: agricoltura a rischio in Romagna

Una produzione Dop e una Igp messe a repentaglio da nuove specie di insetti, che prolificano facilitate dalle variazioni climatiche. Una lotta che produttori e realtà cooperative stanno combattendo spalleggiate dalla Regione, finanziando nuova ricerca. Che però non trova interesse nelle multinazionali e nemmeno nell’Ue, le cui politiche non agevolano una reazione a queste prolificazioni.

Una specie è ben nota: è la cimice asiatica, che crea la maculatura del pero e sta presentando un conto sempre più salato. Ora però emerge, con maggior forza, il danno creato dagli elateridi della patata.

Che vede la Dop di Bologna, varietà Primura, a contare danni che variano dal 30 al 40 per cento sulle produzioni di quest’anno. E per la pera dell’Emilia Romagna, un’Igp su cui si sono compiuti investimenti importanti e che vede un mercato in continua espansione, in quattro anni si è perso il 20 per cento della superficie coltivata.

A descrivere la situazione è un produttore ravennate, Davide Vernocchi, presidente di ApoConerpo, un consorzio che raggruppa 6mila agricoltori, in larga maggioranza romagnoli (1500 proprio della provincia di Ravenna) e la riassume come «sicuramente difficile, perché in queste condizioni la redditività precipita ed alcuni stanno gettando la spugna, passando ad altre produzioni. Siamo impegnati, con la Regione – spiega Vernocchi, che è anche il coordinatore settore ortofrutta di Alleanza Cooperative Agroalimentari – ad implementare la ricerca. Il problema è che da parte delle multinazionali dell’agrofarma non c’è volontà di investire per volumi che, per loro, non sono così consistenti. Che però per noi rappresentano la tutela di tipicità ambasciatrici del nostro export nel mondo». E anche le regolamentazioni europee risultano, sempre più, inadeguate a trovare soluzioni: «C’è una condivisibile restrizione sull’utilizzo dei trattamenti chimici, ma non ha alcuna gradualità e soprattutto non considera l’inserimento, nel nostro ecosistema, di insetti alloctoni che qui trovano grande agio nel riprodursi. E così – riassume il produttore ravennate – ci troviamo a competere a livello globale con chi non ha restrizioni di alcun tipo e promuove un’agricoltura intensiva».

Una situazione che porta a mettere a rischio due colture tipiche della nostra Regione che, stando ai dati del 2021 prodotti dalla Regione, nel Ravennate infatti sono 880 gli ettari coltivati a patata, mentre nelle province di Forlì-Cesena e Rimini sono rispettivamente 152 e 158 ettari. Ancor più significativa l’estensione destinata al pero: 1920 ettari nella provincia di Ravenna, 390 tra il Forlivese ed il Cesenate e appena 10 ettari nel Riminese: «Sul pero, dal 2018 all’inizio dell’anno in corso abbiamo perso il 20 per cento della superficie coltivata a pere, fra perdite aziendali e abbattimenti – analizza Vernocchi -. Sulla patata, per via della proliferazione dei cosiddetti “ferretti”, prevediamo per il prossimo anno una riduzione del 30 per cento della superficie che sarà destinata a questa coltura. Si perdono così filiere importanti: sono presenti sul territorio cooperative monoprodotto che cercano risposte tecniche che sono allo studio. Nel frattempo però gli assetti agricoli possono cambiare».

Da parte del presidente di ApoConerpo c’è comunque ottimismo: «Stiamo sperimentando, con buoni risultati, dispositivi di catture massali della cimice. E abbiamo visto come, in passato, sulla batteriosi del kiwi abbiamo trovato la maniera di uscirne: ce la faremo anche in questo caso. Con la difesa da tenere alta – conclude Vernocchi – su tutto quello che, con le variazioni climatiche, sta cambiando. Non ultima la flavescenza dorata della vite, che in Emilia sta creando grossi problemi e dobbiamo fare in modo che non giunga anche qui».

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