RAVENNA. Si chiamerà “Il muro della gentilezza” ed è stato inaugurato ieri nelle sale dell’Associazione nazionale marinai d’Italia di Marina di Ravenna. Nato da un progetto ideato e promosso proprio dall’associazione, in collaborazione con i soci, le istituzioni e l’artista Anika Bargossi, si tratta di un’opera pubblica che necessita dell’impegno di tutti i cittadini per poter diventare un punto di riferimento per chi vive nel disagio. «Tanti sono i nuovi poveri nella città, dagli anziani ai giovani disoccupati che non riescono ad arrivare a fine mese – spiega Simona Stranieri, consigliera dell’Associazione nazionale marinai d’Italia -. E quest’iniziativa sarà utile, perché al muro si potranno lasciare e prendere in prestito diversi oggetti e indumenti, dalle coperte ai cappotti, dagli ombrelli ai libri».

La storia

Ma da dove è iniziata questa realtà? Tutto è partito nel 2015 da Mashhad, una metropoli a nord est dell’Iran. In un giorno di metà dicembre, qualcuno, o meglio un signore che ha preferito rimanere anonimo, ha piantato dei chiodi in un muro, dove è stata data una vernice colorata, e ci ha attaccato degli attaccapanni, con una frase: “Se non ne hai bisogno, lascialo. Se ti serve, prendilo”. In poche ore sono comparsi maglioni, cappotti, sciarpe. Poi, internet ed i social, hanno creato un tam tam che è servito a spargere la voce con un effetto veloce ed immediato in tutto il Paese. Sono spuntate immagini e fotografie e il fenomeno è diventato virale. «Nasce spontanea la domanda – continua quindi Stranieri –: perché sono nati i muri della gentilezza? La gente agisce autonomamente per aiutare le fasce più deboli. La mobilitazione dei cittadini ha portato alla luce l’impegno di tante persone, che si sono rimboccate le maniche con queste iniziative di solidarietà. È importante che si realizzino opere di utilità sociale come queste, che non sono un semplice arredo per gli indigenti, ma veri e propri strumenti, espressione della condivisione e del sostegno tra le persone».

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