In Valle Savio agricoltori devastati dai cinghiali

Gli agricoltori della Valle del Savio e del Borello chiedono di poter rimanere nel territorio, di poter sopravvivere e di non dover scappare a causa dell’invasione di cinghiali e altri animali selvatici. La scorsa settimana si è svolta un’affollata assemblea e venerdì sera un altro incontro simile, con alcuni rappresentanti di zona, per decidere come sensibilizzare politici e opinione pubblica su una situazione ormai insostenibile. Presenti due sere fa all’incontro al Molino D’Ortano di Linaro Primo Bagni, Domenico Bonetti, Loris Mengozzi, Ombretta Farneti, Giampaolo De Paoli, Alessandro Giampreti. «Ho circa 70 ettari di seminativi – ha detto Domenico Bonetti che ha l’azienda in un crocevia fra i comuni di Cesena, Mercato Saraceno, Sarsina, Meldola – e da 6 anni a questa parte la situazione è andata sempre peggiorando. La pressione dei cinghiali è così forte che ottenere produzioni di qualità è sempre più difficile. E le rese in campo precipitano». La preoccupazione che sta attanagliando diversi agricoltori è quello di vedersi costretti ad abbandonare il territorio, con tutte le conseguenze che si avrebbero, localmente e a valle, a causa di mancanza di regimazione delle acque e mantenimento dei suoli. «Purtroppo nessuno valorizza il nostro lavoro – ha detto Mengozzi – mentre noi siamo i custodi del territorio. Qua in collina e prima montagna è difficile lavorare, abbiamo più spese e rese minori, mancano tanti servizi, ma nessuno si preoccupa. La Pac favorisce la pianura, i piani di sviluppo spesso sono ostacolati dalla burocrazia. Se continua così fra 15 anni qua a Linaro e zone limitrofe non ci saranno più agricoltori, ma solo cinghiali». E intanto lo spino avanza. Per spino si intende la vegetazione spontanea fatta di rovi e altre specie che conquistano terreni che le generazioni passate avevano dissodato e portato a produzione. Ombretta Farneti ha sottolineato che non è raro a sera vedere pascolare, fra i campi di grano, gruppi di 20 o 30 cinghiali che causano devastazioni. Primo Bagni ha sottolineato che «Le balle di fieno con cui nutro il mio bestiame sono sempre più sporche di terra a causa degli scavi che i cinghiali fanno in campo, e la terra rialzata finisce nelle macchine operatrici». «Se qualcuno vuole che l’agricoltura e il territorio siano presidiati sono in pianura, siamo sulla strada giusta – hanno concluso i presenti – ma poi a pagarne le conseguenze sarà tutta la collettività».

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