Impronta ecologica, che cos’è e come si calcola

Organizzazioni, prodotti, eventi, servizi, persone: tutti abbiamo una Carbon Footprint. Traducibile come impronta ecologica o, più letteralmente, impronta di carbonio, questa espressione sempre più ricorrente sta a indicare le emissioni di gas serra che ogni azione, oggetto o essere umano portano con sé. Nel calcolo della Carbon Footprint si tiene conto di tutti i gas climalteranti individuati dal Protocollo di Kyoto, ovvero, oltre all’anidride carbonica, l’ossido di di azoto, il metano, l’esafluoruro di zolfo, gli idrofluorocarburi, i perfluorocarburi e il trifluoruro di azoto.

Si tratta dei cosiddetti gas serra, sostanze presenti nell’atmosfera terrestre, capaci di regolare la temperatura globale del Pianeta: accumulano all’interno dell’atmosfera il calore proveniente dal sole, consentendo l’ingresso dei raggi solari e ostacolando l’uscita delle radiazioni infrarosse riemesse dalla superficie terrestre. Con l’aumento dei gas serra si genera un aumento delle temperature globali, con le pericolose conseguenze che ne derivano.

Espressa in tonnellate di anidride carbonica equivalenti (tCO2e), la Carbon Footprint viene calcolata moltiplicando le emissioni di ciascun gas serra per il suo potenziale di riscaldamento o Global Warming Potential (GWP). Il GWP è una misura relativa di quanto calore intrappola nell’atmosfera una determinata massa di gas ad effetto serra, in confronto al calore intrappolato dalla stessa massa di CO2 in uno specifico intervallo di tempo (normalmente 100 anni). Quindi, questo indice è basato su una scala relativa che confronta il gas considerato con un’uguale massa di CO2, il cui GWP è per definizione pari a 1. In questo modo i contributi emissivi dei differenti gas ad effetto serra possono essere sommati fra di loro in un singolo indicatore che esprime il contributo complessivo climalterante di queste emissioni ed è per l’appunto la Carbon Footprint.

Questo dato offre un’indicazione importante sull’attenzione all’ambiente di ciascuna realtà e sempre più se ne sta tenendo conto. Un ulteriore passo rispetto all’analisi delle emissioni di CO2, è l’impegno a definire un sistema di carbon management finalizzato a ridurle o neutralizzarle attraverso attività di compensazione delle emissioni, quali ad esempio la piantumazione di alberi o la produzione di energia rinnovabile. Con l’Accordo di Parigi, firmato nel dicembre 2015, i governi di 190 paesi si sono impegnati a contenere l’aumento delle temperature globali al di sotto dei 2° C rispetto ai livelli preindustriali, facendo tutto il possibile per restare entro gli 1,5° C, il che presuppone un taglio delle emissioni globali del 7,6% ogni anno per l’intero decennio 2020-2030. Una sfida possibile solo con il contributo di tutti i singoli.

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