Impennata di prezzi per i forlivesi: rincari di 1.469 euro a famiglia

In testa alle città più care d’Italia anche Forlì e Cesena che, come provincia, si aggiudicano la quarta posizione nella classifica stilata dall’Unione Nazionale Consumatori sulla base dei dati diffusi da Istat e il primo posto in Romagna. In sostanza significa che a Forlì e Cesena è aumentato il costo della vita, ovvero una famiglia media spende all’anno 1.469 euro in più con un’inflazione annua del +5.5%. Dato in linea con quello regionale, infatti l’Emilia Romagna è al quarto posto tra le regioni più care con una spesa all’anno di 1.372 euro in più. In testa alla classifica delle città in cui la vita costa di più c’è Bolzano dove l’inflazione tendenziale è pari a +6,2% e si traduce nella maggior spesa aggiuntiva annua equivalente, in media, a 1.972 euro, ma che schizza a 2.783 euro per una famiglia di 4 componenti. Curiosità. La città più virtuosa è Potenza con una spesa aggiuntiva per una famiglia tipo pari a “solo” 914 euro su base annua. A far schizzare il costo della vita l’aumento dei prezzi dei trasporti, dei servizi ricettivi e di ristorazione, di mobili e articoli per la casa ma anche di tutto ciò che è inerente al settore dell’istruzione. Le famiglie, invece, spendono meno per acquistare prodotti alimentari, abbigliamento e calzature, bevande alcoliche e sigarette. Nel paniere Istat 2022 diventano parte della nostra spesa, in seguito allo tsunami Covid 19, i tamponi e il saturimetro. L’evoluzione delle abitudini introduce anche l’ingresso della sedia da pc, la friggitrice ad aria, la psicoterapia individuale, la poke take away e lo streaming di musica. Tra i prodotti che rappresentano consumi consolidati vengono introdotti, tra gli altri, pane di altre farine, gas di città e gas naturale mercato libero, occhiali da lettura senza prescrizione. Di pari passo con i nuovi ingressi, escono invece dal paniere il compact disc e l’hoverboard. «E’ da un quarto di secolo, dall’aprile del 1996, che non si registrava un’impennata dei prezzi del 4,8%. – afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori -. La colpa è dei beni energetici, ossia luce, gas e benzina, senza i quali l’inflazione sarebbe pari solo all’1,8%. Per questo il Governo deve fare molto di più, sia su luce e gas, spostando in questo trimestre invece che nel prossimo i 2,7 miliardi stanziati per le famiglie nell’ultimo decreto, sia facendo qualcosa per i carburanti, del tutto dimenticati dall’Esecutivo, ma che hanno lo stesso effetto moltiplicativo sull’inflazione dell’energia, quest’ultima incidendo sui costi di produzione, mentre benzina e gasolio sui costi di trasporto di tutti i beni».

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