di ANDREA MIRRI A luglio era nell’aria, con buona pace di chi non credeva a quanto era prevedibile, ovvero che l’Imolese avrebbe giocato una buona fetta del girone di andata sempre in trasferta. Sì, perché l’indicazione del Gavagnin Nocini come campo di casa indicato al momento dell’iscrizione alla C non era un pro-forma ma quello che era la realtà, ovvero che i lavori al Galli non sarebbero (e non sono) terminati in tempo per il via della stagione previsto per il 27 settembre. Insomma, all’Imolese toccheranno 5 partite in esilio a Verona ed ancora una volta la città di Imola, come capitò per l’esilio infinito dell’Andrea Costa da settembre ’98 a maggio 2012 fra Cesena e Faenza, non ha un impianto all’altezza del campionato disputato dalle proprie squadre di punta. Quell’esilio, ovvero gli affitti del Carisport e del Pala Cattani, vennero pagati dal Comune di Imola che aveva “timonieri” diversi da quelli degli ultimi 3 anni, quelli durante i quali l’Imolese è salita in C ed ha già dovuto, per due anni, pagare di tasca propria l’affitto delle torri faro necessarie per integrare l’impianto di illuminazione del Galli, non conforme alle norme del professionismo ed ora sottoposto alla sostituzione delle torri faro già iniziata e che si concluderà entro il 25 novembre. “La somma ha fatto il totale”: le 5 gare che dovrà giocare a Verona, unite alla “storia infinita” del Galli che ancora una volta è andata per le lunghe, hanno portato la società rossoblù a diramare una nota stampa che riportiamo integralmente. «L’Imolese Calcio 1919 – si legge – dopo la stesura del calendario del girone B di serie C relativo alla stagione sportiva 2020/2021, non può che prendere atto con profonda amarezza, rivolgendosi ai vertici delle istituzioni locali e regionali, nonché a quanti si sono avvicendati negli ultimi anni alla guida del municipio di Imola, dell’incalcolabile danno economico, morale, logistico e d’immagine generato dalla scellerata gestione dell’iter dei lavori di adeguamento dello stadio Romeo Galli di Imola. Siamo costretti contro la nostra volontà, nonostante tutte le promesse formulateci nel corso del tempo, fino alle ultime rassicurazioni ricevute ad inizio cantiere che i lavori sarebbero terminati prima dell’inizio del campionato, a dover migrare addirittura fuori regione per disputare con ogni probabilità, stando alle previsioni dello stato d’avanzamento dell’opera, ben 5 partite lontano dal nostro stadio con costi totali superiori ai 50.000 euro. A chi presenteremo il conto di un tale disagio? Quanto inciderà questo esilio nei bilanci economici e sportivi di fine stagione della nostra società? Sostanziose cifre aggiuntive che pesano come macigni nei già difficoltosi equilibri che questo primo campionato post Covid, senza l’affluenza del pubblico sugli spalti e con le ristrettezze generalizzate che attanagliano partner e sponsor, presenteranno ad ogni realtà sportiva. Abbiamo sempre onorato puntualmente tutti i nostri impegni in termini di tasse e tributi, abbiamo generato redditi sul nostro territorio, abbiamo prodotto lavoro e alimentato l’attività di un settore giovanile che rappresenta il fiore all’occhiello della nostra società. Questo è quello che abbiamo raccolto da parte delle istituzioni che dovrebbero tutelare le realtà virtuose del proprio territorio e valorizzare gli imprenditori che investono capitali e risorse nella città».

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