Imola - Sao Bernardo, il viaggio solidale del comitato finisce dopo 36 anni di attività

Imola

Quella del Comitato Sao Bernardo non è stata un’avventura, ma un lungo viaggio durato 36 anni che ha seminato solidarietà, non elemosina, e ha generato amicizie e relazioni che continueranno a germogliare. Un pezzo di storia solidale di Imola che ha mobilitato donne e uomini di buona volontà sia laici che religiosi in tempi in cui l’immaginario dicotomico alla Peppone e don Camillo era ancora vivido. Ma a Imola amministratori, cooperatori, preti e vescovi seppero guardare oltre, senza preoccuparsi delle rispettive appartenenze e men che meno di dare un’etichetta all’istinto naturale di fratellanza verso persone che dall’altra parte dell’oceano vivevano nella favela più grande del mondo in condizioni all’epoca inimagginabili.

L’intuizione nel 1989

Ieri si è conclusa ufficialmente la vita del Comitato e la città ha ringraziato con un incontro in Comune fra vecchi e nuovi amministratori, solo l’ultima generazione dei quali non è stata in Brasile nella favela oggi in parte mutata in meglio anche grazie all’impegno imolese. Nadia Bassi, ex insegnante e assessora, oggi ha 87 anni portati con invidiabile grinta, nel Comitato Sao Bernardo c’è stata dall’inizio e ne è da anni la presidente: «Ci troviamo in questa sala del Comune dove tutto è cominciato nel 1989 per volontà del sindaco Marcello Grandi qui al mio fianco, e dall’allora vescovo Dardani e qui ci salutiamo - ha rotto il ghiaccio non senza commozione -. I sacerdoti di là ci parlavano di quello che succedeva e ci chiedevano di andare a vedere e alla fine andammo a metterci il naso. Cominciando con piccoli progetti, per poi arrivare alla grande scuola di formazione di oggi dove sono stati organizzati centinaia di corsi professionali per insegnare alle persone della favela, ragazze e ragazzi, uomini e donne, un lavoro. Da quello di fornaio e meccanico, ma anche assistenti veterinario e maestri di asilo. Oggi infatti oltre alla scuola professionale ci sono l’asilo per i bambini e la clinica veterinaria che accoglie i cani senza padrone della favela».

Il Comitato era nato di pari passo con il progetto poi divenuto Bottega del commercio equo e solidale, erano tempi di impegno. «Rimarrò affezionato a questo progetto finché vivrò - ha detto l’ex sindaco Marcello Grandi -. Ricordo l’incontro con padre Carlo Nunes, le sue parole, il suo impegno e le sue posizioni che condividevo in pieno. Dico che questo progetto è stata una grande scelta politica perché non cercava consenso, non era una scelta legata al partito, ma era un modo di mettere in pratica valori in cui credevamo e crediamo, aiutare le persone, generare lavoro e quando si condividono questi valori non ci sono barriere che tengano. Oggi il mondo va in un’altra direzione e fa paura, ma in questo progetto c’è una forza attuale che mi fa pensare che quel seme possa non essere dimenticato».

L’amicizia continua

«Se oggi chiude il Comitato di Imola, perché non siamo stati capaci di passare il testimone a una nuova generazione di volontari, non finiscono il lavoro in Brasile e le amicizie che sono nate, il progetto in sé era partito per aiutare le persone del posto, per formarle, renderle autonome e migliorare le loro condizioni di vita lì - sottolinea Nadia Bassi -. Allora nella missione c’era don Leo Commissari (ucciso nel 1998 a colpi di pistola a São Bernardo do Campo, in Brasile perché si disse allora «dava fastidio» alla malavita della favela, ndr) e altri due sacerdoti oltre a cinque suore di cinque congregazioni diverse, ora le suore sono tante di più. E anche la favela è cambiata. L’ultima volta sono andata nel 2018, cominciavano a urbanizzarne una parte, ma le suore ci hanno sempre detto che ogni volta che andavano, il Comune, che ci veniva a incontrare, costruiva un pezzetto di strada nuova».

Ora intorno alla grande scuola, costruita grazie in particolare all’impegno e ai fondi della Sacmi, e che continuerà a vivere grazie al contributo della Sacmi di Brasil, ci sono palazzi e grattacieli non più baracche. «Il progetto della scuola di formazione era avanti anni luce ed ha saputo incidere su quella realtà - aggiunge Nadia Bassi -. Con la presidenza di Lula ci fu un ulteriore passo in avanti, ora mi dicono che continua a formare centinaia di ragazzi e ragazze. Sono sempre in contatto via whatsapp o social con suor Daniela Bonella, anche lei imolese della congregazione lughese delle Ancelle del sacro cuore agonizzante di Gesù che ha continuato il progetto di don Leo».

«Come nelle cose della vita c’è un inizio e c’è una conclusione - ha commentato il vescovo attuale Giovanni Mosciatti -, ma il lavoro del comitato ha aperto una prospettiva e una rete che non so come potrà evolvere e diventare, ma il frutto di quella solidarietà, l’unica cosa che può sconfiggere il terrore delle guerre di oggi, continuerà».

Se era nei piani che a Sao Bernardo la missione camminasse da sola, come dicono gli imolesi che 36 anni fa seminarono con generosità quel seme, è anche vero che le cose sono cambiate, e quell’unione di appartenenze differenti che stupiva all’epoca oggi aspetta forse una nuova rivoluzione.

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