Imola, nuovo Piano urbanistico restano 57 ettari di suolo “consumabili”

Imola
  • 02 ottobre 2025

Il nuovo Pug è a metà del guardo, ma il grosso del lavoro è stato fatto. Ieri in commissione consigliare l’assessore all’Urbanistica Michele Zanelli e l’ingegnera Laura Ricci dell’ufficio panificazione del Comune hanno illustrato in sintesi lo stato dell’arte. Un primo passaggio al quale farà seguito una commissione ulteriore la prossima settimana, in cui verrà illustrato quale sia l’effetto della nuova normativa sulla pianificazione, per poi passare alla Città metropolitana il compito di valutare la proposta del piano ed esprimersi in merito, i Comuni dovranno poi recepire le eventuali osservazioni per giungere all’adozione che aggiornerà gli strumenti urbanistici dei dieci Municipi del Circondario definitivamente.

Un piano unico

La prima novità è che il Pug, una volta adottato, riunirà sotto un unico impianto di regole e indirizzi i territori di tutte le municipalità del Circondario, per la prima volta.

Per arrivare alla fase in atto, quella delle controdeduzioini, sono state prima raccolte le osservazioni da parte dei territori. Complessivamente sono state 576, ovviamente la maggior parte sono state trasmesse da Imola, 206, 84 da Castel San Pietro, 111 da Medicina, ovvero le zone maggiormente produttive lungo la via Emilia. Quindi: 42 da Dozza, 22 da Castel Guelfo, 25 Mordano, meno invece quelle in arrivo dalla Vallata a parte le 37 da Casalfiumanese, 27 da Borgo Tossignano, 13 da Fontanelice e 9 da Castel del Rio. «Sono stati identificati 1212 punti traumatici nelle osservazioni presentate - dettaglia l’ingegnera Ricci-. La maggior parte sono di carattere puntuale presentati da singoli cittadini, proprietari o tecnici, mentre le osservazioni di carattere generale provengono soprattutto da associazioni di categoria o professionisti». Varia la natura delle richieste, molte chiedono più semplificazione, una chiara e univoca applicazione della norma, aggiornamento puntuale dei manuali della disciplina, più flessibilità nel completamento del Pua e dei permessi a costruire convenzionati dalla precedente pianificazione. C’è anche chi ha chiesto incremento di edificabilità (il che contrasta con l’impianto generale della legge 24 che tende al consumo 0 di suolo per il 2050), il mantenimento di quanto previsto in termini di usi e capacità edificatorie, l’agevolazione di interventi per rigenerazione urbana, facilitazione di interventi diretti in territorio urbanizzato, ampliamento degli usi ammessi, favorire lo sviluppo di ambiti produttivi, la revisione di classificazione di edifici storico testimoniali soprattutto in campagna, il che si accompagna alla richiesta di favorire il riuso di edifici esistenti in territorio rurale, infine azioni per la promozione dell’attrattività e sicurezza del territorio.

Quanto suolo a disposizione

Quanto suolo potrà consumare ancora Imola? Ha incalzato il consigliere di opposizione Ezio Roi. «Lo stabilisce la legge regionale: il 3% della superficie non urbanizzata al 2018» hanno risposto i tecnici. Ovvero «19 ettari, l’1%, in capo al Comune per progetti di rilevanza locale e un altro 2%, ovvero 38 ettari (totale 57 ettari) in capo alla Città metropolitana per lo sviluppo di aree produttive di interesse sovracomunale» in ambiti specificatamente indicati. «Il che non significa che si andrà a consumare tutto quel terreno - ha specificato l’ingegnera Ricci -, anzi l’intento della norma è proprio quello di limitare al massimo il consumo fissando questi massimi. Fermo restando che in questo 3% non rientrano le aree che nel frattempo sono state urbanizzate, o sono in corso di urbanizzazione, qualora le convenzioni siano state stipulate nei termini della legge, ovvero il 3 maggio 2024», termine che garantiva il periodo di transizione.

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