Imola, “Mia figlia bocciata dopo vari interventi chirurgici: non si è tenuto conto della malattia”

Imola

Dalle ore in palestra come atleta di ginnastica ritmica alla sedia a rotelle. È la parabola dolorosa di una giovane imolese, studentessa al secondo anno di un istituto superiore nel Faentino, la cui vita è stata stravolta da una patologia che ha reso necessari interventi chirurgici invasivi. Una condizione che ha richiesto, lo scorso anno, l’attivazione dell’istruzione domiciliare. Tuttavia, segnala la madre, per la sua scuola il calvario fisico non è bastato a garantire la necessaria continuità didattica.

«La mia rabbia non viene dal fatto che mia figlia sia stata bocciata, perché io sono favorevole anche alla bocciatura. Però, secondo me, questa non deve essere una punizione nei confronti di una ragazzina che ha dei problemi di salute», racconta la donna con amarezza. Nonostante il Piano didattico personalizzato (Pdp) e la certificazione medica, l’anno si è trasformato in un labirinto burocratico. A gennaio, la scuola ha sospeso l’istruzione domiciliare: «Senza dirmi niente, mi hanno mandato una mail dicendomi che se volevo andare avanti con l’istruzione domiciliare, dovevo mandargli degli altri certificati specialistici».

Sebbene la famiglia abbia prodotto rapidamente i documenti e il servizio sia stato riattivato, l’epilogo è stato negativo. Il nodo centrale rimane la gestione didattica: «Abbiamo un Pdp, quindi è chiaro che a una ragazzina che non frequenta le lezioni in classe, non le si possono chiedere le stesse cose che si chiedono a chi è in presenza; invece questa misura non è quasi mai stata messa in atto, se non poche in materie che si sono attenute al piano didattico personalizzato».

Nonostante le assenze fossero coperte da certificati in deroga, la valutazione finale è stata negativa. La madre riflette sulla via legale: «L’avvocatessa mi ha detto che andando avanti e impugnando la causa sicuramente vinceremmo, perché non è stato un atteggiamento giusto. Tuttavia, mi ha anche avvisato sulle difficoltà e le fatiche che comporta procedere a carte bollate». La priorità resta però la salute della figlia, che ha affrontato tre interventi in sette mesi: «Purtroppo, ora come ora non abbiamo tempo di star dietro a queste questioni, la situazione è già troppo impegnativa».

Resta l’amarezza per un’istituzione che, secondo la madre, non ha saputo adattarsi. La famiglia, in attesa di definire le prossime mosse, lancia un monito affinché il caso non finisca nel dimenticatoio, auspicando che la scuola torni a essere un luogo di supporto e non un ulteriore peso per chi sta già vivendo un’emergenza clinica.

Newsletter

Iscriviti e ricevi le notizie del giorno prima di chiunque altro Clicca qui